Gazzetta di Modena

«La cultura umanistica contro le forze del male»

di Serena Fregni
«La cultura umanistica contro le forze del male»

Andrea Borsari, docente di Estetica a Bologna, spiega le possibili letture del romanzo di Thomas Mann

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Oggi dalle 17.30 presso la Delfini si terrà una tavola rotonda sul romanzo di Thomas Mann “La montagna incantata” che nelle scorse settimane è stato letto nell’ambito del progetto “Carissimi Padri”. L'iniziativa, promossa proprio da “Carissimi padri”, Ert, Biblioteca Delfini e Amici del Teatro modenese, vedrà come ospiti Pierpaolo Ascari, assegnista dell'Università di Bologna, Andrea Borsari, docente di Estetica sempre all'Università di Bologna, Carlo Pedrini, docente al conservatorio di Perugia, Marco Rispoli, docente di letteratura tedesca all'Università di Padova e Vera Cantoni, che ha curato l'adattamento drammaturgico del romanzo. Un'opera, quella di Mann, che serve a far riflettere sull'Europa dei primi del Novecento, con le sue tensioni, debolezze e incoscienze. Il romanzo è ambientato in un sanatorio di Davos, nelle Alpi svizzere dove Hans Castorp, il protagonista, si reca a trovare un cugino e finisce con il restare lì, per 7 anni. In questo tempo conosce diversi personaggi che saranno poi la chiave del suo percorso. Il docente Andrea Borsari, dà alcuni spunti di riflessione sul romanzo e la poetica di Mann.

Che tipo di romanzo è “La montagna incantata”?

«È un romanzo in cui, quella che dovrebbe essere la formazione di un giovane, che si trova di colpo sbattuto nel tempo sospeso del sanatorio, in mezzo alla malattia e alla sofferenza propria e altrui, diventa una formazione incongiunta che avrà un esito paradossale; cioè lui non diventerà un adulto completamente sviluppato, che si inserisce nella vita della società, ma scenderà a valle per andare a sua volta in guerra. Non sappiamo che fine farà, Mann lo lascia in sospeso. In questa formazione lui si trova davanti alle forze spirituali, ovvero davanti a personaggi chiave, un gesuita che si chiama Leo Naphta, un umanista ovvero il professore Lodovico Settembrini e una donna, Madame Chauchat. Tutto questo rimanda anche ad un rapporto con l'allegoria medievale, lo spirito di discernizione negativa della morte è Naphta, lo spirito del “logos” che si confronta con la morte è Settembrini e il principio dell'amore fisico e sensuale e il terzo personaggio, la signora Chauchat».

Qual è il punto di vista di Mann?

«Possiamo dire che Mann alla fine fa prevalere un personaggio rispetto agli altri, la tentazione di assecondare il principio negativo della morte che pure lo stesso Mann aveva avuto a cavallo della guerra quando era stato tentato dal nazionalismo, dall'adesione allo slancio bellico. A questo punto il personaggio fa un passo indietro, assume le ragioni dell'adesione alla vita, dell'umanista Settembrini, però critica anche questo principio, così come non aderisce alla porta dell'amore che a sua volta mostra dei limiti. Mann si propone quindi il compito di sondare il lato oscuro, le forze oscure che minacciano l'aspetto della vita, il culto della vita, il principio umanistico».

Si parla di forze oscure della vita, cosa intende Mann?

«Diciamo che quello che cerca di fare Mann è proprio entrare in relazione con le forze dell'inconscio. Non a caso poi Mann si confronterà anche con Freud, che è un cultore di questa dimensione oscura, senza la quale la ragione ci fa vedere soltanto un lato della nostra vita. Quindi vuole mettere alla prova di queste forze oscure lo spirito dell'umanesimo. Questo è il compito che si assume Mann e che diventerà ancora più stringente quando lui, con chiarezza ed in forte opposizione con il nazismo, finirà esule negli Stati Uniti e continuerà anche attraverso la radio, una forte opposizione. Una grande cultura umanistica deve sapere combattere queste forze oscure».

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