“Dobbiamo parlare” di Rubini: scontro carnale in salsa “italiota”
DOBBIAMO PARLARE di Sergio Rubini. Italia 2015 Sergio Rubini è un attore molto apprezzato ma come regista è un po’ sottostimato. Bruno, fisico asciutto e temperamento nervoso, come attore è perfetto...
DOBBIAMO PARLARE di Sergio Rubini. Italia 2015
Sergio Rubini è un attore molto apprezzato ma come regista è un po’ sottostimato. Bruno, fisico asciutto e temperamento nervoso, come attore è perfetto per ruoli sopra le righe a metà tra il comico e il drammatico, ma soltanto pochi registi lo hanno sfruttato al meglio. Ricordiamo, tra i suoi ruoli migliori, il padre immaturo di quindicenni in crisi in “L’albero delle pere” di Francesca Archibugi, l’ansioso divorziato terrorizzato dal dentisti nel surreale “Denti” di Gabriele Salvatores. Negli anni ’90 ha tentato con un certo successo di pubblico e in qualche caso di critica la strada della regia, dirigendo, sceneggiando e interpretando le commedie agrodolci “La stazione” e “La bionda”. La cura nel delineare i personaggi, l’ampio utilizzo del piano-sequenza e l’attenzione al tema amoroso declinato da originali punti di vista sono le sue costanti cifre stilistiche, che ritroviamo nei successivi “Prestazione straordinaria” sulle molestie sessuali in ambito lavorativo, “Il viaggio della sposa” sull’incompatibilità tra i ceti sociali e la commedia revival sul disagio giovanile “Tutto l’amore che c’è”. Ha poi diretto “L’anima gemella”, bizzarra commedia di amori adolescenziali ambientata in un paesino dell’Italia meridionale, e poi l’agrodolce “L’amore ritorna”. Ritroviamo tutte le costanti di cui si diceva sopra in questo suo ultimo “Dobbiamo parlare”, evidentemente ispirato al “Carnage” di Roman Polanski (del resto, Rubini molto spesso adatta nelle sue regie film di altri, in questo è molto scaltro). C’è un quartetto di personaggi rinchiusi in un interno borghese nel pieno centro di Roma. C’è lo scrittore con fidanzata un po’ vittima. Irrompe l’amica inferocita perché ha scoperto il tradimento del marito, un chirurgo di fama ma parecchio coatto. Et voilà gli ingredienti ci sono tutti, si tratta solo di cucinarli al meglio. Rubini dimostra di essere un cuoco discretamente abile, capace anche di variare un po’ ingredienti che potrebbero apparire scontati. Chi si aspettava, ad esempio, il personaggio di Bentivoglio, questo medico che si esprime in un romanesco tanto triviale, alla Christian De Sica per intenderci? Sono queste trovate che ravvivano il film e lo sottraggono a un destino precotto e preconfezionato. Naturalmente, siamo dalle parti del cinema-teatro, e ciò che funziona bene è il gioco crudele delle parti, la dialettica tra i padroni di casa progressisti di sinistra e gli ospiti di destra, opposti nella maniera di manifestare le proprie idee (in modo ironico e soffuso i primi, in modo urlato e triviale i secondi) ma identici nella sostanza di frustrazione e rabbia repressa che sboccano in una ipocrisia evidente. Il risultato è il divertimento assicurato, dato dallo scontro, appunto, carnale, nella sua variante “italiota”.
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