“I suoceri albanesi”: prosa agrodolce al Michelangelo di Modena
“I suoceri albanesi”, di Gianni Clementi, è lo spettacolo che va in scena al teatro Michelangelo, da martedì 15 dicembre a giovedì 17 dicembre (alle 21.15), con la regia di Claudio Boccaccini.
MODENA. “I suoceri albanesi”, di Gianni Clementi, è lo spettacolo che va in scena al teatro Michelangelo, da stasera a giovedì (alle 21.15), con la regia di Claudio Boccaccini. Interpreti Francesco Pannoffino ed Emanuela Rossi (bravissimi doppiatori e compagni anche nella vita) a cui si affiancano Andrea Lolli, Silvia Brogi, Maurizio Pepe, Filippo Laganà, Elisabetta Clementi.
Una famiglia borghese: un padre, una madre e una figlia. Lui, Lucio, 55enne, consigliere comunale progressista, lei, Ginevra, 50enne, chef in carriera, con un passato fatto di lotte politiche e rivolte generazionali. Conducono un’esistenza improntata al politically correct, cercando quotidianamente di trasmettere alla figlia Camilla, 16enne, questo loro stile di vita, pregno di valori importanti, di parole mai banali: l’importanza della politica, della solidarietà, della fratellanza. Ogni occasione è buona per ribadire simili concetti: a tavola, ascoltando un telegiornale, commentando episodi di vita.
Ma come in tutte le famiglie anche le incombenze pratiche occupano uno spazio importante nella vita di Lucio e Ginevra e la rottura di una tubazione del bagno, che rischia di allagare l’appartamento sottostante, occupato da un eccentrico Tenente Colonnello, obbliga i coniugi a chiamare una ditta per il restauro completo del servizio igienico. La ditta è formata da due ragazzi: Igli, 35 anni e Lushan di 18. Sono albanesi, con una storia alle spalle di quelle che si leggono tutti i giorni sui quotidiani. Viaggi su barconi fatiscenti, periodi di clandestinità, infine l’agognato permesso di soggiorno e adesso una ditta, con tanto di partita Iva e lavoro in quantità. Un esempio da seguire per Camilla e i giovani come lei, abituati al contrario a situazioni agiate e iperprotettive.
Ma un giorno Lucio dimentica un importante documento, torna a casa ad un orario imprevisto e le certezze sue e di Ginevra crollano come un castello di carte. «È una commedia molto intelligente scritta da Gianni Clementi - spiegano Pannoffino e Rossi - che tratta temi moderni che vanno dal conflitto generazionale tra genitori e figli ad accoglienza, integrazione e solitudine. Fino adesso il pubblico ci sta decretando un grande successo anche perché facciamo divertire senza una comicità banale. La gente entra nella casa che rappresentiamo e vive con noi le vicende. Tutti aspettano come andrà a finire».
Un testo impegnato affrontato in modo più leggero.
«Una commedia divertente e intelligente. Come tutte le commedie che si rispettano c'è però un retrogusto leggermente amaro perché racconta verità. Le situazioni che si creano sul palcoscenico sono esilaranti con boati di risate da parte del pubblico. Speriamo che sia così anche a Modena».
Il fatto di essere compagni nella vita vi avvantaggia?
«Sicuramente, perché in fondo c'è un grande feeling tra noi. Si può dire che noi il teatro lo facciamo in casa. È già il terzo spettacolo che interpretiamo insieme anche se abbiamo doppiato tantissimi attori e attrici. C'è una complicità artistica e ci sentiamo sintonizzati».
Quando i problemi ci toccano da vicino cambia il modo di pensare.
«Noi predichiamo tante belle parole sull'accoglienza e sull'immigrazione, ma quando il problema ce lo troviamo in casa i punti di vista e le riflessioni cambiano. È anche difficile dialogare con i propri figli. Noi ne abbiamo uno di 18 anni ed è un macello parlare con lui. Si sentono dei superuomini».
Nicola Calicchio
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