“Il fu Mattia Pascal” di Tato Russo un Pirandello a ritmo di thriller
PAVULLO. “Il fu Mattia Pascal” portato in scena a ritmo di thriller, in un adattamento dalle tinte surrealiste che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. È il frutto del lavoro di Tato Russo,...
PAVULLO. “Il fu Mattia Pascal” portato in scena a ritmo di thriller, in un adattamento dalle tinte surrealiste che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. È il frutto del lavoro di Tato Russo, tra i primi esponenti del teatro italiano, che questa sera alle 21 sarà protagonista al Mac Mazzieri, nell'ambito della stagione di prosa organizzata da Ater, con la sua versione del romanzo capolavoro scritto da Pirandello nel 1904 contenente già i temi topici della sua produzione, fatti propri da Russo attraverso un linguaggio drammaturgico svincolato dalla pesantezza della struttura letteraria, con espressioni scarne e capaci di evocare situazioni oniriche. Il poliedrico attore e regista napoletano reciterà nel doppio ruolo di Mattia Pascal e Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi gravitanti intorno alla vicenda saranno interpretati dagli stessi artisti, in un continuo scambio di ruoli, maschere e personalità, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra reale e fittizio. Si tratta di uno dei lavori più longevi in assoluto di Russo, portato in giro per l'Italia ormai da cinque anni con un costante ritorno di pubblico.
Russo, com'è nata l'idea di riprendere il Mattia Pascal?
«Mi affascinava tantissimo la problematica del doppio, l'idea che ognuno di noi avrebbe potuto avere un'altra vita e un'altra carriera se avesse incontrato altre situazioni. Ne è nato un adattamento che a febbraio farà addirittura i sei di anni, quando di solito non vado oltre i tre. Un grande risultato, senza dubbio, ma anche un grande problema, perché dopo una cosa fatta bene la gente si aspetta ancora di meglio, e io in questo momento non so quale altra opera scegliere».
È un romanzo del 1904, ancora attuale?
«Certamente, Pirandello è perfetto in un'epoca come questa in cui siamo alla ricerca del nostro io più profondo e ci troviamo ad avere a che fare con un destino che, non so da che deità provenga, ma è immutabile per ognuno di noi, scritto non nei giorni ma nei minuti della nostra esistenza».
Ha girato tutta l'Italia con questo spettacolo: come si trova in provincia?
«Molto bene, era da un po' che non ne facevo tanta, ma ne sono lieto perché per me non esiste la differenza tra città e provincia: esiste una compagnia di attori con la quale si vive assieme ed ogni occasione di portare il lavoro sul palco e di trasmettere le emozioni è ugualmente preziosa».
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