Gazzetta di Modena

Oscar De Summa e Stefano Cenci al Teatro dei venti di Modena

di Martina Stocco
Oscar De Summa e Stefano Cenci al Teatro dei venti di Modena

Oscar De Summa e Stefano Cenci al Teatro dei Venti di Modena spiegano il lavoro che presenteranno alle 20 di domenica 20 dicembre: «Un incontro, un dialogo, nella logica della sensazione e dell’improvvisazione»

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MODENA. Un duo inedito al Teatro dei Venti: alle 20 di oggi  20 dicembre Oscar De Summa e Stefano Cenci debuttano insieme in “Forse, aiuto”. La prima parte sarà dedicata al laboratorio svolto dai due attori insieme ai corsisti del centro di Formazione Teatrale di via San Giovanni Bosco. Poi sarà la volta di “Forse, aiuto”. In assoluto, non è la prima volta che il bolognese d'adozione e il carpigiano lavorano insieme. Hanno già interpretato “Un Otello altro”, con l'autore di “Stasera sono in vena” nella duplice veste di regista e attore. Il quarantenne di Carpi, allora interprete, si era invece già cimentato nell'opera shakespeariana due anni fa. Per Cenci è un ritorno in città, dove aveva debuttato nel 2012 con “Del Bene, Del Male”, da lui scritto, diretto e interpretato allo Storchi. Prima di salire in scena, è lo stesso duo a regalare qualche anteprima.

Cos'è “Forse, aiuto”?

«Non è uno spettacolo teatrale - dice Cenci - ma la conclusione di uno studio. Sarà un'apertura verso il pubblico: vogliamo condividere l'ultimo step di un lavoro iniziato più di quindici giorni fa; vogliamo stimolare l'interazione con lo spettatore, giungendo a esiti inaspettati».

Quale sarà il tema dello studio scenico?

«È un'indagine sul corpo - risponde l'artista carpigiano - viviamo in un'epoca in cui è considerato una “merce”, qualcosa visto attraverso altri prodotti. Per cui avremo un corpo da nutrire, da vestire, da curare. Difficilmente un “corpo persona”. Mentre per noi attori è fondamentale: ci esprimiamo con esso».

Cos'è per voi il teatro?

«È un incontro - riconosce De Summa - un dialogo. Ed è quello che cercheremo di fare in questo contesto. Lo spiegheremo fase per fase. Il teatro cambia a seconda di chi lo fa e chi lo vede. Seguiamo la “logica della sensazione”, compiendo un viaggio insieme allo spettatore. La struttura spettacolare rimane, ma il resto è improvvisazione. È un percorso e noi cerchiamo di evocare immaginari».

Sarà tutto improvvisato?

«Ci saranno dei punti da sviluppare - dice Cenci- su cui abbiamo lavorato, ma principalmente cerchiamo la libertà di indagare senza imporci risultati di sorta. Altrimenti si cancella la parte affascinante di questo lavoro: le emozioni che non si riescono nemmeno a spiegare con le parole. Cerchiamo di fare un teatro che non segua regole commerciali, non abbiamo un copione da recitare. È così quasi tutto il teatro contemporaneo. A seconda delle emozioni del pubblico, in risposta alle nostre azioni vedremo come comportarci. Sarà come visitare una casa sconosciuta. Non ci saranno emozioni suggerite».

Non ci sarà spazio per la razionalità?

«Gli aspetti tecnici e razionali sono importanti - sottolinea Cenci - e non verranno cancellati. Ma sono solo lo strumento, non il fine. Il fine nell'arte è altro. La preoccupazione di come potrà andare la serata l'abbiamo, sempre. L'impatto col pubblico ci sarà, ma cercheremo di non preoccuparcene. Anche su questo aspetto è possibile lavorare e imparare a “lasciarsi andare”».

Che ruoli avrete in scena?

«Il mio collega reciterà - dice l'attore pugliese - io mi occuperò della regia, ma potrò anche intervenire nella scena. Dirigerò una sorta di “jam session”. Matteo Gozzi si occuperà delle luci».

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