I tre scultori dello stupore
Al Salotto Muratori l'opera di Fornaciari, Lorenzi e Morini
VIGNOLA. Del linguaggio astratto si connota, fino al 6 gennaio, al Salotto di L.A. Muratori, la mostra di Marco Fornaciari, Luigi Lorenzi e Gianfranco Morini. Differenti gli esiti del loro lavoro in un confronto continuo con la materia che diventa scultura di totale liberazione dai vincoli di leggibilità figurativa. Il che spiega il carattere della mostra, dal titolo “Declinazioni dell'astrazione”. È decantazione dell'argilla, del marmo la scultura di Fornaciari (autore di opere in chiese e del monumento che ricorda l'eccidio di Pratomaggiore) che avvera un processo di catarsi dell'immagine, capace di acquistare la grazia e la leggerezza del “respiro”, del “volo”, del “sogno”. Ma l'opera è anche memore di temi che l'artista ha affrontato in ceramiche e maioliche di un passato anche prossimo, dove motivi religiosi e sociali venivano risolti in rappresentazioni concrete, che nel tempo hanno subito una sorta di purificazione in forme libere, proiettate verso l'infinito. Forme astratte con elementi che alludono alla famiglia, all'angelo, alla maschera. Su una meticolosa sintesi di strutture geometriche si fondano le sculture di Lorenzi (suo l'intervento a Serramazzoni nel parco-giardino dedicato a Giovanni Paolo II) che si affida ad un paziente lavoro di continua elaborazione di pietre (serena, di Varana, arenaria di fiume) che tendono alla supremazia delle forme pure, senza rinunciare ad una tensione conoscitiva tendente a modelli musicali (pianista), alla poesia (musa ispiratrice), agli affetti (maternità). L'opera continua a parlare un linguaggio di stupore negli innesti di fili inox che sostengono la ritmicità, nella possibile scoperta di relazioni tra l'uomo e l'universo (sole, colonna del desiderio...). Identificazione con ciò che vive nella casa dell'arte di Faenza è la scultura di Morini (sua l'installazione nel giardino del Museo delle Ceramiche) che mantiene costante la forza, l'operosità e la qualità del suo lavoro. Un lavoro guidato dal piacere della scoperta, dal legame con cose, oggetti di scarto sottoposti a combinazioni estreme con materiali ceramici, con modalità di proporzionalità anche a lungo meditate. Le sculture si alimentano di energia creativa e riflettono il temperamento irriverente, trasgressivo dell'artista che porta le varie componenti materiche a traiettorie informali, quasi di anarchia, organizzate in impianti di arguta razionalità.
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