Ron a Modena: "Serata speciale coi miei successi e per ricordare Lucio Dalla"
Rosalino Cellamare, in arte Ron, festeggerà il nuovo anno in piazza Grande insieme ai modenesi in occasione di "Baci e abbracci a mezzanotte", la grande festa del 31 dicembre
MODENA. Rosalino Cellamare, in arte Ron, festeggerà il nuovo anno in piazza Grande insieme ai modenesi in occasione di "Baci e abbracci a mezzanotte", la grande festa che vedrà sul palco, oltre al cantautore e alla sua band, anche i Dallabanda, gruppo che ha accompagnato musicalmente Lucio Dalla per anni e che giovedì prossimo suonerà dalle 23 circa prima di Ron, che inizierà dopo il consueto brindisi della mezzanotte insieme al sindaco.
Per lei è il primo capodanno a Modena...
«Esatto e devo dire che sono davvero contentissimo. Senza contare che prima di me ci saranno i Dallabanda: un modo per rendere omaggio a Lucio».
Ci dà qualche anticipazione del suo show?
«Il mio spettacolo parlerà più che altro della mia storia e vita musicale, per cui comincerò dagli anni settanta, dai miei primi passi nella musica, dal "Gigante e la bambina" per arrivare fino al panorama attuale. Mi piace molto diversificare i miei concerti, per cui ci saranno brani famosi ma anche alcuni non molto conosciuti ma altrettanto piacevoli».
Lei e Lucio Dalla eravate grande amici, come lo ricorda?
«I flash che mi vengono in mente quando penso a Lucio sono tutti pieni di luce, di grande positività e speranza, era un uomo eccezionale di una generosità spaventosa indipendentemente dalle canzoni fantastiche che scriveva. Mi ricordo mentre passeggiava sotto i portici di Bologna, a volte magari incontrava un clochard che conosceva e si fermava a parlare e stava lì con lui per poi magari partire dopo un'ora e andare a cena con Agnelli... si dedicava sempre agli altri, indimenticabile».
Il suo ultimo album "Un abbraccio unico" contiene anche un pezzo dedicato a Malala, perché ha scelto di dedicare una canzone a questa coraggiosa ragazza?
«Devo dire che i giovani sono stati e rimarranno sempre la nostra grande speranza, io ci credo molto in questo. Certo, Malala è un personaggio che viene da un paese molto difficile per cui quello che ha fatto e che ha dimostrato ha fatto il giro del mondo e poi essendo molto giovane ha avuto ancora più risonanza, ma quando ho visto il suo viso apparire sul giornale mi ha colpito il suo sguardo, i suoi occhi pieni di determinazione, oggi sta andando avanti per cui mi sembrava doveroso renderle omaggio ma non solo a lei anche nei confronti di tutti i giovani coraggiosi dove magari il coraggio non è sempre così amplificato, ci sono tanti giovani che lavorano nel volontariato e lo fanno perché hanno una grande spinta e loro vanno sempre premiati, io credo molto nella grande forza dei giovani».
Oggi molti giovani che vogliono fare carriera musicale spesso inseguono il sogno del talent show: crede che sia rimasta l'unica via per avere successo?
«Diciamo che è l'unica via perché offre ai giovani la possibilità di diventare famosi in pochissimo tempo, però dentro a questi talent spesso non c'è molta cura dello scrittura. Loro quando escono devono aspettare che qualcuno gli scriva la canzone, ma chi mi dice poi che quel pezzo è adatto per loro? Per questo fanno anche presto a togliersi la corona dalla testa. Io ho una scuola di canto e quello che dico ai miei studenti che vogliono cantare quando entrano è imparare a suonare uno strumento e cominciare a buttar giù qualche frase. È importantissimo partire da questo».
Serena Fregni
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