“Le chant des Balles”, a Modena giocoleria e musica per un teatro magico
Una magia, quella del Circo, che da sempre affascina il genere umano come pochi altri ambiti artistici riescono a fare. E questa magia rivive al Teatro delle Passioni con lo spettacolo "Le chant des Balles"
MODENA. Una magia, quella del Circo, che da sempre affascina il genere umano come pochi altri ambiti artistici riescono a fare. Quando l’incantesimo di acrobati e circensi esce però dal suo habitat naturale, spaziando verso nuovi orizzonti come quelli del teatro, la suggestione che ne nasce, sia a livello di interpreti che di pubblico, è quella di un incanto nuovo a cui abbandonarsi completamente. Tutto questo è “Le chant des Balles”, lo spettacolo che animerà le scene del Teatro delle Passioni per una quattro giorni dedicati alla poesia del circo contemporaneo. Stasera 29 dicembre e domani 30 dicembre il sipario si alzerà alle 21, mentre l’1 e il 2 gennaio rispettivamente alle 17 e alle 20. Un carnet di appuntamenti che accoglierà sulle scene del Teatro di viale Sigonio tutta la bellezza del circo, unita al potere suggestivo della musica. È al progetto “Corpi e visioni” sul circo contemporaneo che si deve la nascita di uno spettacolo come questo, capace di creare un perfetto sodalizio tra discipline artistiche apparentemente distanti come quella circense e quella teatrale. E chaperon migliore di colui che è direttore artistico di “Corpi e visioni”, Gigi Cristoforetti, non potrebbe esserci per introdurci nel mondo de “Le chant des Balles”.
Che tipo di spettacolo vivrà il pubblico del Teatro delle Passioni?
«“Le chant des Balles” è uno spettacolo in grado di unire due differenti tipi di linguaggio all’insegna del teatro: la giocoleria e la musica antica. Un incontro intrinseco tra due discipline artistiche solo apparentemente distanti tra loro, che invece su di un palcoscenico teatrale trovano la scena ideale per potersi esprimere insieme. Gli artisti che daranno vita a tutto ciò sono un giocoliere, Vincente de Lavenère, e un liutista, Eric Bellocq. Vincent farà danzare delle palline, reali ed immaginarie, creando ampi movimenti in sintonia con le partiture musicali suonate da Eric. Uno spettacolo poetico e gioioso, in grado di catturare un pubblico variegato, da quello dei bambini che amano il circo, a quello più adulto e raffinato appassionato invece di teatro».
Lei è anche direttore artistico di Torino Danza. Come è andata l’ultima edizione del festival?
«L’edizione 2015 del festival è andata molto bene. Sono stati due mesi, da settembre a novembre, molto intensi ma entusiasmanti, che hanno visto protagonisti presso il Teatro Stabile di Torino importanti nomi legati ad ambiti artistici molto differenti tra loro. Sebbene la danza è da sempre la regina incontrastata del festival, la facilità di commistione tra essa ed altre discipline artistiche è così naturale, soprattutto attualmente, che quest’anno abbiamo deciso di aprire le porte della manifestazione ad altri generi quali per esempio il circo contemporaneo».
Quali sono invece i grandi danzatori o coreografi suoi punti di riferimento?
«Io non nasco ballerino, non ho mai danzato in vita mia. Ma al mondo poetico del balletto mi sono appassionato da assiduo spettatore, frequentando spesso i teatri, finchè non sono divenuto dapprima un critico della danza e infine un programmatore e un direttore artistico. Credo che la danza contemporanea non possa prescindere oggi dall’arrivo sulle scene dello stile avveniristico e di profonda rottura di Pina Bausch. La grande coreografa tedesca infatti, ha sconvolto tutti i parametri del balletto tradizionale in maniera surreale e drammatica, diventando l’interprete artistica perfetta della sua generazione. Il più grande di tutti però per me è William Forsythe, perché il coreografo americano, ha saputo con uno stile eccezionale decostruire e ricostruire la tecnica della danza accademica».
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