Gazzetta di Modena

una carpigiana dalla bassa a berlino

Scatta a Berlino, ma ha nostalgia della Bassa. È Chiara De Maria, 23 anni, fotografa carpigiana trasferita in Germania. Quando nasce in te la passione per la fotografia? «A 17 anni, quando ho...

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Scatta a Berlino, ma ha nostalgia della Bassa. È Chiara De Maria, 23 anni, fotografa carpigiana trasferita in Germania.

Quando nasce in te la passione per la fotografia?

«A 17 anni, quando ho cambiato scuola e sono andata al Venturi. Ho studiato grafica pubblicitaria, per la prima volta sono andata in camera oscura. Ho iniziato allora ad amare la fotografia».

C’è un’emozione particolare che può comunicare lo scatto?

«Non è tanto quello che provo quando scatto, ma quello che vorrei provassero gli altri. Con la fotografia c’è bisogno di far vedere qualcosa agli altri».

Come sei venuta a conoscenza di Foto Factory Modena?

«Mi è stato condiviso il link della Fondazione per mail poco prima che chiudessero le selezioni. Vivo all’estero da un po’ di anni. In Germania frequento la Scuola triennale di Fotografia. A Berlino la situazione è abbastanza tranquilla dopo i fatti di Parigi. Il terrore è stato subito un po’ generale, l’aeroporto è stato controllato nei giorni seguenti».

Come sono state svolte le selezioni?

«Nella prima parte abbiamo dovuto consegnare una presentazione con video e portfolio dei lavori. Poi un provino a Modena nella sede della Fondazione Fotografia. Abbiamo così conosciuto il regista, che ci ha fatto domande sui nostri lavori. Ed è cominciata la missione».

I maestri della fotografia hanno puntato su diversi scenari, cittadini e provinciali. Qual è stato, secondo te, il più significativo?

«Intanto, l’aspetto più importante è che abbiamo lavorato con fotografi che usano metodi completamente diversi tra di loro. Mi è servito di più potermi confrontare su tecniche differenti. Lo studio della fotografia è diverso in Germania. Per me è stata molto importante la lettura del portfolio, in cui avevo messo insieme i lavori degli ultimi sei anni».

Qual è stato il rapporto con gli altri fotografi ammessi al tutorial?

«Alloggiavamo nello stesso posto. Le riprese sono state fatte dal mattino alla notte. L’ambiente e il format non prevedevano la competizione. Abbiamo legato tra noi in modo professionale. Da loro ho ricevuto molto».

Ci sono tecniche che hai potuto approfondire?

«A livello di formazione e di tecnica ero già abbastanza preparata. Ho avuto l’occasione di cimentarmi molto sul reportage, ma mi sono potuta rimettere in gioco anche in altri campi».

I tuoi scatti sono spesso in bianco e nero. Perché?

«Nel mio lavoro ho scelto l’analogico, utilizzando prevalentemente il bianco e nero. Il perché non lo so. Penso sia legato all’attività che sto svolgendo. Lavoro anche a colori, sempre in analogico».

Ti piace viaggiare? C’è qualche luogo che ti è piaciuto riprendere con la tua macchina fotografica all’estero?

«Mi piace molto. Da due anni mi hanno regalato una mini macchina analogica da borsetta. I miei progetti li sviluppo però in studio. A Berlino ho trovato l’ex aeroporto, non più in funzione da anni».

Modena può ancora essere un riferimento per giovani fotografi?

«Anche se vivo a Berlino, mi manca la campagna della Bassa. Non lo dico perché ho partecipato al progetto della Fondazione Fotografia, ma ritengo che a Modena ci siano possibilità per affermarsi a buoni livelli». (g.f.)

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