“La isla minima” in un poliziesco le due facce opposte della Spagna
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LA ISLA MINIMA di Alberto Rodriguez. Spagna 2014
Tutto inizia dall’alto. Da molto alto in verità, alcune inquadrature girate a partire da fotografie aeree del fotografo Hector Garrido. Sequenze affascinanti in forma di balenii mentali o di lame istologiche che permettono di scoprire una parte poco conosciuta dell’Andalusia: le rive paludose del fiume Guadalquivir.
Spettacolare entrata in scena per un film sorprendente: “La isla minima” è, insieme, un poliziesco di buona fattura e un appassionante tuffo nella Spagna dell’immediato postfranchismo; in altre parole, il periodo detto della “transizione democratica”, quei sette anni che vanno dalla morte di Francisco Franco, il 20 novembre 1975, alla salita al potere di Felipe Gonzalez, socialista, nel 1982: sette anni in cui si gioca il futuro della democrazia spagnola dopo decenni di dittatura.
Per l’ambientazione paludosa e per la coppia di sbirri alla caccia di un serial killer di ragazzine, ci sono grandi somiglianze con la serie tv americana “True Detective”, girata in Louisiana. Anche in questo caso sono notevoli i contrasti tra i due detective incaricati della spinosa indagine: uno è un progressista dal cuore tenero, ma antipatico e violento; l’altro, più basso e anziano, è uno sbirro dal grilletto facile e molto simpatico ma dal passato tenebroso.
Questi due poliziotti, infatti, rappresentano le due Spagne che da decenni non smettono di combattersi. Il più vecchio è stato formato nei ranghi della polizia politica di Franco; in apparenza sembra, appunto, il più simpatico, il più gentile dei due. L’altro, più alto, con un aspetto irsuto alla Sean Penn, è l’emblema di quegli spagnoli ansiosi di congiungere il loro paese all’Europa democratica, ma ha un carattere pessimo. Del resto, è privilegio di ogni noir che si rispetti mescolare le carte, seminare false piste, divertirsi a creare personaggi ambigui.
In mezzo a loro, un caso difficile, scabroso, di ragazzine scomparse e poi trovate uccise. Attorno a loro, le tracce del franchismo non ancora scomparso, crocifissi coi santini di Franco, di Hitler, di Mussolini. E acqua, acquitrini, canali, superstizioni, cadaveri, segreti nascosti, inseguimenti notturni in auto girati quasi come se si trattasse di un quadro astratto.
La Storia, quella della Spagna e quella dell’Europa, viene attentamente riflessa e frazionata in questa provincia remota, con casolari sparsi nel paesaggio piatto che nascondono carnefici orribili.
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