Gazzetta di Modena

Un duo pianistico al Teatro delle Passioni di Modena

di Chiara Bazzani
Un duo pianistico al Teatro delle Passioni di Modena

Alfonso Alberti in duo con Anna D’Errico per la ripresa della stagione degli Amici della Musica. Brani di autori del Novecento: Ravel, Dall'Ongaro, Aperghis, Ligeti, e Sciarrino

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Il duo pianistico formato da Alfonso Alberti e Anna D'Errico, inaugura oggi, alle 17 al Teatro delle Passioni, la ripresa per il nuovo anno della stagione musicale degli Amici della Musica. Il programma, all'insegna della musica del Novecento, verte interamente su brani per due pianoforti, con musiche di Ravel, Dall'Ongaro, Aperghis i celebri “Drei Stücke” di Ligeti, e la Sonata per due pianoforti di Sciarrino. Alfonso Alberti ha introdotto per noi il concerto di oggi.

Maestro Alberti, il sodalizio con Anna D'Errico come è nato?

«Mi sono reso conto che valeva la pena di provare a suonare assieme, perché lei faceva lo stesso mio tipo di ricerca, con il mio stesso entusiasmo e con doti, se possibile, superiori. Lei è una pianista straordinaria. Ci siamo messi in gioco e ci siamo resi conto che è stato un bell'incontro. Vorrei sottolineare che il nostro lavoro, anche su questi pezzi, è in generale a contatto con i compositori, la nostra vocazione è eseguire la musica a stretto contatto con chi la scrive, in maniera attiva».

Ci può descrivere il programma di oggi?

«Nel crearlo ci siamo lasciati colpire da degli accostamenti. Fin dall'inizio abbiamo considerato il capolavoro del nostro repertorio i tre pezzi di Ligeti, che abbiamo eseguito anche al Quirinale. Poi ci siamo orientati su altri brani di autori viventi, anche perché stiamo progettando un'incisione. Una scoperta interessantissima è stata la sonata di Sciarrino, che quasi nessuno conosce».

Cosa può dire di questo brano di Sciarrino?

«È un pezzo che lui ha scritto quando aveva circa vent'anni e che considera l'opera di partenza della sua poetica. In quel periodo Sciarrino era interessato a un confronto con le opere del passato, per cui svuotava i pezzi classici come fossero gusci da riempire con idee nuove. Infatti, dei due movimenti che compongono il pezzo, il secondo è un minuetto con trio, dove il trio è proprio un calco da un brano classico tutto riempito con una scrittura parzialmente aleatoria, per cui non c'è scritta neanche una nota, ma ci sono solo figure come trilli, mordenti, glissati, cluster. Anche il ritmo non è scritto, se non nel trio del minuetto. Si tratta di una ricerca molto interessante».

Come fate a decidere quali note suonare?

«Su suggerimento anche di Sciarrino, al quale ho chiesto se le note andassero decise assieme tra i due esecutori, lui mi ha detto che effettivamente è così, perché quando le figure uguali si ripetono devono ripetersi anche le stesse note. La soluzione è dunque diversa ogni volta, dipende dalla decisione degli esecutori».

Qual è il brano più difficile che suonerete oggi?

«Direi quello di Aperghis, che tra l'altro è un pezzo bellissimo perché da un punto di vista acustico presenta una sonorità estremamente cangiante, con un tocco sempre in pianissimo e sempre con mezzo pedale, creando una sorta di nebbia pulviscolare di suono molto suggestiva e intensa».

Ha definito il pezzo di Dall'Ongaro “drammaturgico”, in che senso?

«Lo definirei drammaturgico in quanto ci sono aspetti gestuali e una mimica musicale molto forti, che producono esiti molto diversi; si passa da un'estrema rarefazione a momenti di grande impeto e violenza. Da un punto di vista espressivo la forma è abbastanza chiara, con elementi non scontati, alcuni anche abbastanza enigmatici».

Infine La Valse, unico pezzo che non appartiene al secondo Novecento.

«Sì infatti è stato un ingresso tardivo nel programma, ma ci siamo detti, perché non tornare a un capolavoro degli inizi del Novecento che in fondo già preannuncia, in nuce, elementi e soluzioni che sarebbero stati poi sviluppati negli decenni successivi?».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google