Gazzetta di Modena

Bianco e Icaro cade: sound indipendente sul palco del Vibra di Modena

di Martina Stocco
Bianco e Icaro cade: sound indipendente sul palco del Vibra di Modena

MODENA. “E arriverà l'estate, i fiori si apriranno - interpreta l'artista in Filo d'erba - e noi qui in silenzio a guardare le stelle, che un po’ ci invidieranno, perché poi in fondo sanno che è...

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MODENA. “E arriverà l'estate, i fiori si apriranno - interpreta l'artista in Filo d'erba - e noi qui in silenzio a guardare le stelle, che un po’ ci invidieranno, perché poi in fondo sanno che è meglio guardare per aria che a terra”. In attesa dell'estate, questa sera, martedì 5 gennaio, si potrà “Guardare per aria” al Vibra con il concerto di Alberto Bianco. L'autore torinese, infatti, ha inserito Modena nel tour intitolato come il terzo album: “Guardare per aria”, appunto. Il concerto inoltre si aprirà con le note degli “Icaro cade”, duo modenese composto da Alessia Cuoghi (voce, chitarra) e Roberto Gibellini (chitarra, xilofono, percussioni). Questo progetto inizia diversi anni fa: «Precisamente dieci - sottolinea Alessia - ma il nome è stato scelto solo in tempi recenti. È un progetto nel quale si è lavorato fino a quando non sono riuscita a focalizzare una realtà a cui puntare o appartenere».

Cos'è cambiato durante la scoperta della tua “strada” musicale?

«Da qualche anno - dice la cantante - la musica indipendente ha trovato nelle persone la forza di aprirsi al mondo e ho avuto modo di capire che quella è la realtà alla quale mi sento più vicina».

Come mai la scelta del nome “Icaro cade”?

«Icaro è una metafora che invita a ricordare la consapevolezza di sé, per sapere quali decisioni prendere ed evitare di cadere. Le metafore fanno parte di me, del mio modo di scrivere le canzoni. È la ricerca della parola che racchiude il senso».

Come avete conosciuto Bianco?

«L'ho incontrato a Milano al concerto di Levante, a cui faceva da “spalla”. Alla fine ci siamo messi a parlare e da li è nata l'idea di venire a cantare a Modena. Tramite l'Arci è stato possibile realizzarla».

Il piemontese ha esordito nel 2011 con “Nostalgina”. L'anno dopo ha prodotto il secondo album, intitolato “Storia del futuro” e infine “Guardare per aria”. È stato il primo musicista prodotto dall'etichetta indipendente Inri (Il nuovo rumore italiano) Torino.

Come sta andando il tour?

«Molto bene: siamo partiti a marzo da Torino - dice il cantautore - poi ci siamo spostati in tutta Italia. I primi mesi è stato difficile fare delle valutazioni certe. Da ottobre, invece io e il mio gruppo, siamo ripartiti con molta partecipazione da parte del pubblico e non ci fermeremo fino a fine marzo».

L'album come sta andando?

«Il fatto che si riesca a fare concerti in tanti posti diversi significa che siamo sulla strada giusta. Certo, è un percorso lento: l'uscita dell'album non ha avuto un impatto mediatico forte, ma siamo felici di farci conoscere e cantare dal vivo».

Cosa manca e cosa c'è di interessante nel panorama musicale italiano?

«Manca l'attenzione da parte dei grandi network per certi generi musicali. Lo spazio è monopolizzato, anzi creato apposta per i talent show. In compenso però, ci sono anche tante radio che permettono ai cantautori come me di farsi conoscere. Sono positive le collaborazioni tra musicisti, il lavoro dei promoter e il pubblico. Mi sembra che negli ultimi anni ci sia sempre più la voglia da parte del pubblico di assistere a concerti live e di partecipare al dopo concerto, magari per assistere ad una jam session».

A quali generi musicali t'ispiri?

«Soprattutto al folk americano e al cantautorato italiano in particolare Battisti e Mogol».

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