Gazzetta di Modena

Parla il direttore di Ert, Valenti: "In teatro è determinante la condivisione"

di Pietro Valenti

Oggi più che mai- dice il modenese Pietro valenti - il teatro è chiamato ad assolvere quella funzione, sua fin dalle origini, di luogo entro cui una città si incontra, per riflettere intorno alle sue dinamiche. Proprio in virtù dell'e...

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Oggi più che mai, il teatro è chiamato ad assolvere quella funzione, sua fin dalle origini, di luogo entro cui una città si incontra, per riflettere intorno alle sue dinamiche. Proprio in virtù dell'essere punto di passaggio, aggregazione e confronto tra diverse persone, il teatro si presenta come crocevia di saperi rielaborati in forma di esperienze condivise.

Diventa così lo spazio dove mettere in pratica un costante dialogo fondato anzitutto sull'ascolto e sull'attenzione reciproca, per generare quelle reti che uniscono persone e danno corpo a una comunità. Emilia Romagna Teatro, da alcuni anni, porta avanti con un gruppo di lavoro consolidatosi nel tempo, una progettualità basata sul continuo scambio tra il teatro medesimo, i suoi attori e la città.

Partendo dalle attività culturali e didattiche legate alla messa in scena della Resistibile ascesa di Arturo Ui (2011), passando per il più organico percorso del Ratto d'Europa (2012-2013), seguito poi da due progetti condotti nelle aree colpite dal sisma, Raccontare il territorio e Beni Comuni, si è andato costituendo un nucleo artistico coeso che, nella continuità di un modo di lavorare e di rapportarsi alla comunità, ha reso possibile dare vita a numerosi momenti di riflessione aperti alla partecipazione attiva dei cittadini, talvolta coinvolti direttamente nei processi di creazione.

Dallo scorso gennaio a oggi, si è dunque svolto in quest'ottica il percorso di Carissimi Padri... Almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915): nel suo vivere all'interno dei diversi spazi della città, il progetto ha cercato un dialogo stretto con le istituzioni e le realtà associative di Modena e Provincia, praticando diffusamente l'idea di rete, condividendo gli aspetti propri del linguaggio della scena e acquisendo punti di vista e orizzonti altri. Sicché la riflessione storica posta a fondo del progetto stesso, quel guardare al mondo della belle époque e a come sia stato possibile, cento anni fa, passare dalla ricchezza di un occidente in espansione alla distruzione perpetrata dalla Grande Guerra, è potuta divenire un'occasione di nutrimento alla comprensione del nostro presente.

Lo spettacolo Istruzioni per non morire in pace, nella sua articolazione in tre parti e nella sua lunga presenza allo Storchi, è il corrispettivo di un progetto, costitutivo di un Teatro Nazionale come il nostro, che ha visto oltre sessanta partner coinvolti (tra istituzioni, associazioni e scuole), coi quali sono stati realizzati più di venti laboratori e di sessanta eventi, tra cui, per tacere delle letture, delle lezioni-spettacolo, delle proiezioni cinematografiche, dei concerti, delle presentazioni di libri, delle cene-spettacolo, degli eventi sportivi, delle mises en espace, valga almeno ricordare i due atelier che hanno coinvolto più di 300 modenesi nel recitare le follie che causarono lo scoppio della Grande Guerra. Venite con noi a Teatro. Ma penso che dal 18 gennaio, lavoreremo su Modena oggi, chiameremo tutti per raccontare la Città.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google