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Ritter, Dene e Voss: tre fratelli a tavola e il veleno è servito

Ritter, Dene e Voss: tre fratelli a tavola e il veleno è servito

MODENA. Dopo il successo delle repliche di dicembre, il Teatro delle Passioni di Modena ospita da domani (alle 21) al 17 gennaio “Ritter, Dene, Voss” di Thomas Bernhard, adattamento e regia Pietro...

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MODENA. Dopo il successo delle repliche di dicembre, il Teatro delle Passioni di Modena ospita da domani (alle 21) al 17 gennaio “Ritter, Dene, Voss” di Thomas Bernhard, adattamento e regia Pietro Babina, in scena Francesca Mazza (Ritter), Renata Palminiello (Dene), Leonardo Capuano (Voss).

Il rapporto tra Ert e il regista Pietro Babina risale a quasi 30 anni fa, negli anni in cui Babina ha fondato insieme a Fiorenza Menni la Compagnia Teatrino Clandestino. Nel 1998 Ert collabora alla produzione di Tempesta (Melologo) e successivamente di Hedda Gabler. Nel 2004, Ert produce Madre assassina e l’anno successivo L’alba di un torturatore (Progetto Milgram).

A dieci anni di distanza si rinnova il sodalizio e per questa occasione Pietro Babina ha scelto di mettere in scena “Ritter, Dene Voss” uno dei testi più significativi della produzione drammaturgica di Thomas Bernhard. Il regista si avvicina al testo del drammaturgo austriaco in modo insolito, svincolandolo dalla gabbia di interpretazioni filosofiche in cui spesso viene racchiuso.

«Ritengo che il patrimonio testuale di Bernhard – afferma lo stesso Babina - sia da considerarsi classico e, di conseguenza, da assurgere al grande privilegio che solo alcuni autori detengono, cioè quello di essere materiale teatrale con valenze universali. Questa idea mi ha permesso un approccio non reverenziale o da intenditore e, quindi, di poter lavorare sul testo con assoluta libertà interpretativa. Il vincolo dell’integrità del testo fa parte di una mia decisione aprioristica, come fosse uno dei temi del lavoro stesso». Tre fratelli e una sala da pranzo. Un pasto allestito dalla sorella maggiore, Dene, per accogliere il fratello filosofo Ludwig, riportato a casa dal manicomio di Steinhof contro il parere della sorella minore, Ritter. È il tentativo di ricostruire un nucleo familiare tra i tre fratelli, ma l'amore fraterno si è ormai pervertito da lungo tempo e tutto sfocia in un convulso scambio di feroci giudizi, rimproveri, sarcasmi e sentenze, concludendosi con il fallimento e il tradimento.

Quello che in superficie appare come l'ennesimo quadro familiare borghese si rivela essere molto di più. I giudizi pronunciati come coltelli, esondano da quel piccolo nucleo per divenire emblematici di una catastrofe più ampia, quella di una civiltà intera, quella occidentale.

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