Le poesie dipinte di Benito Aguzzoli
Contaminazioni tra pittura e versi di Ungaretti, Quasimodo, Neruda
È un ritorno alla pittura per Benito Aguzzoli, dopo l'approdo, negli ultimi anni, alla fotografia digitale. I suoi recenti oli su tela, presentati da domani, alle 17, al Consorzio Creativo, vengono proiettati nella fascinazione ammaliante del verso. Nel senso che i colori dettano immagini che s'intrecciano e trovano corrispondenze con la parola poetica talvolta dell'artista, ma soprattutto di giganti della letteratura, come Ungaretti (M'illumino d'immenso), Quasimodo (Primavera), Pablo Neruda (Quando ti diranno), Hermann Hesse, Emily Dickinson (Fra le mie dita tenevo un gioiello), Alda Merini (Pensiero, io non ho più) e anche Fabrizio De André (Via del campo). Si tratta di “poesie dipinte” con nuclei cromatici attivati in un astrattismo onirico da un processo di gemmazione lirica della parola. La pittura allude al significato anche nascosto del verso, con una sorta di reinvenzione del modello verbale. Così l'opera assume una manifestazione linguistica che coniuga arte e poesia. (m.f.)
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