Spielberg, la “guerra fredda” e un nuovo eroe americano
IL PONTE DELLE SPIE di Steven Spielberg. Usa 2015 Il cinema civile di Spielberg batte un altro colpo con questo film di spie, ambientato nel periodo più “caldo” della guerra “fredda” tra Usa e Urss...
IL PONTE DELLE SPIE di Steven Spielberg. Usa 2015
Il cinema civile di Spielberg batte un altro colpo con questo film di spie, ambientato nel periodo più “caldo” della guerra “fredda” tra Usa e Urss e ispirato a un episodio realmente accaduto.
Gli eroi spielberghiani sono, sempre, eroi della inclusività e della democrazia, che mettono al primo posto il valore della vita umana, il bene più prezioso che ci sia. Si ispira ad essi l’avvocato assicurativo James Donovan, incaricato prima di difendere una spia russa smascherata e poi di scambiarla con un militare americano in missione di spionaggio. Anzi, con due: perché, nel frattempo, in Germania Est, uno studente americano è stato arrestato perché si trovava dalla parte sbagliata nel momento sbagliato. Missione impossibile, ma non per Donovan, cocciuto difensore dei diritti umani.
Il momento migliore del film è quello in cui Donovan, alle prese con un agente della Cia che vorrebbe sapere i fatti della difesa, gli dice con durezza: “È il manuale delle regole, la Costituzione, che ci rende tutti americani”. Di fronte alla sua ostinazione, prima o poi tutti capitolano, agenti segreti amici e nemici, giudici, politici. Naturalmente, è solo un film: Spielberg possiede da sempre la capacità di trasformare in favole buone quelle che potrebbero risolversi in incubi terribili. Come l’incubo dello “Squalo”, l’incubo della guerra di “Salvate il soldato Ryan”, l’incubo degli alieni in “ET” o “Incontri ravvicinati”, l’incubo del campo di concentramento in “L’impero del sole”, l’incubo dello stupro in “Il colore viola”, l’incubo del ghetto e del lager in “Schindler’s List”, l’incubo della realtà virtuale in “Minority Report”, l’incubo del razzismo in “Amistad” e così via.
Spielberg esorcizza questi incubi della Storia in vari modi, ad esempio recintando progressivamente lo spazio (quanto filo spinato nei suoi film!). Lo spazio schermico spielberghiano è uno spazio circoscritto e autosufficiente, una cornice che isola il sistema filmico dall’ambiente spettatoriale: un ghetto per le immagini, un lager iconico.
Dal punto di vista del contenuto, il tema fondamentale di tutta l’opera filosofica di Spielberg è il problema dell’Altro, e delle difficoltà di riconoscerlo come Altro. Il sotterraneo orrore che circola in tutti i film di questo preteso “regista per famiglie” è la coscienza che l’altro è, alternativamente, colui che mi perseguita (i marziani de “La guerra dei mondi”) o colui che è perseguitato (il marziano ET). In questo caso, la spia comunista, che minaccia ed è minacciato. Se c’è una favola che Spielberg continua a raccontare, è quella di Cappuccetto Rosso e il Lupo: chi ammazza chi?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
