Dammacco a Sassuolo: «Un “Esilio” che racconta la realtà»
Con uno studio teatrale del lavoro che debutterà in estate al Temple di Sassuolo la Piccola Compagnia Dammacco è sul palco del teatro Temple
SASSUOLO. Questa sera, 15 gennaio, alle 21, presso il Teatro Temple di Sassuolo andrà in scena lo spettacolo “Studio per esilio” della Piccola Compagnia Dammacco. Lo spettacolo è il risultato di un lavoro di ricerca e composizione della drammaturgia nelle cosiddette “residenze creative”, ovvero i teatri dove la compagnia viene ospitata, come nel caso del Temple.
La compagnia, modenese è attualmente al lavoro per il nuovo spettacolo “Esilio” che vedrà la luce la prossima estate e che sarà la storia di un uomo e della sua anima. L'appuntamento di stasera fa parte della stagione teatrale “Incerti teatri”, organizzata dall'associazione Crea in collaborazione con Ater. Mariano Dammacco, uno dei fondatori della compagnia, racconta qualche novità e riflessione sullo spettacolo.
Mariano, ci sveli qualche anticipazione riguardo il vostro spettacolo “Studio per esilio”?
«Stasera noi presentiamo in forma di spettacolo uno studio teatrale. Noi non abbiamo un teatro, una nostra sede, quindi secondo una prassi diffusa del teatro contemporaneo degli ultimi anni siamo una di quelle compagnie autonome che per preparare i propri lavori è ospite di altre realtà teatrali. Questo cosiddetto viaggio nelle altre realtà si chiama “residenze teatrali” o “residenze creative”. Quindi diciamo che sarà lo studio per esilio alla fine di una residenza fatta al Teatro Temple di Sassuolo».
Che cosa volete trasmettere attraverso le “residenze creative”?
«Noi cerchiamo il punto di incontro, di equilibro, tra un'arte popolare che però possa dare un'arte “alta”, che porti quindi non solo l'intrattenimento ma anche delle riflessioni, la condivisione con lo spettatore di sentimenti anche amari però cercando di farlo con un certa leggerezza che a tutti noi ha insegnato la storia dell'arte e Italo Cavino. Cerchiamo quella sorta di punto di equilibrio tra il porre dei segni e delle questioni che hanno un loro spessore e cercare di porgerli in maniera poetica e a tratti anche addirittura umoristica».
Tutto questo con spunti di riflessione importanti...
«Esatto, si vuole arrivare ad uno sguardo sulla realtà in cui viviamo, sono spettacoli che parlano agli spettatori, alla nostra vita, di tutti. Sono spettacoli che parlano del presente, quello che per noi è importante però è che tutto avviene in chiave trasfigurata, non facciamo un teatro realistico, creiamo figure surreali e attraverso i loro accadimenti cerchiamo di raccontare l'oggi».
Quando è nata la vostra compagnia?
«La compagnia l'ho fondata io insieme a Serena Balivo nel 2009 e in questi anni abbiamo girato per tutto il paese e abbiamo sede a Modena. La compagnia in questi anni sta lavorando in tutta Italia».
Come vede la situazione teatrale attuale, in particolare quella delle piccole compagnie come la vostra?
«Forse in questo momento in Italia il teatro sta facendo il passaggio che stanno facendo tutti gli aspetti del paese, secondo me è un po' troppo sbilanciato verso l'aspetto commerciale e quindi si rischia di avere uno sbilanciamento verso l'intrattenimento, noi crediamo che le piccole compagnie e i gruppi autonomi probabilmente in questo momento stanno assolvendo mica male al compito di fare un vero teatro. Si sta creando una specie di “sottobosco” sotto i grandi teatri, c'è un'aria culturale e teatrale che produce in autonomia, a me pare di vedere un germe di rinascita di teatro forse più in questa vitalità».
Quali sono i vostri programmi dopo il teatro Temple?
«A cavallo tra maggio e giugno contiamo di essere al debutto, abbiamo tante novità in ballo e speriamo che si possano realizzare, ma continueremo a girare l'Italia con la nostra compagnia».
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