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Marco Paolini: porto a Modena la mia passione per London

Marco Paolini: porto a Modena la mia passione per London

Al Teatro Storchii racconti dello scrittore diventano la traccia per una “Ballata di uomini e cani” «Era un uomo che si metteva nei guai e che voleva vedere tutto coi propri occhi»

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MODENA. L'attore e autore Marco Paolini - Vajont, il Milione, Strage di Ustica, Porto Marghera tra i suoi titoli - sarà a Modena, al teatro Storchi, da giovedì 21 gennaio al 24 gennaio con il nuovo spettacolo "Ballata di uomini e cani. Un tributo a Jack London", giunto al terzo anno.

Grazie anche a musiche eseguite da Lorenzo Monguzzi e Angelo Baselli e la partecipazione di Roberto Abbiati, Paolini mette in scena la sua passione per l'autore di Zanna bianca, cui l'autore deve il suo immaginario di ragazzo. Non solo il London scrittore per ragazzi, ma soprattutto il Jack London testimone che si schiera e va sul campo a vedere la situazione dei suoi tempi in ambito sociale e naturale.

Marco Paolini propone, per quasi due ore di spettacolo, i racconti "Macchia", "Bastardo" e "Preparare un fuoco" trascritti oralmente dalla produzione dello scrittore. Ne esce un nuovo canzoniere teatrale nel quale sono protagonisti gli animali a due e quattro zampe, come Paolini spiega in questa intervista.

Perché la scelta di London?

«Ne sono entrato in contatto da giovane, quando lessi i suoi libri più famosi che però acquistano tutta un'altra dimensione quando li ho riletti da adulto. Se Melville e Conrad, e anche Julio Verne, per gli adulti restano una specie di bibbia avevo un po' messo da parte Jack London. Invece lui andava sul posto, si metteva nei guai per comprendere la realtà di fine '800, anticipando temi come la crisi del 1929 e descrivendo la situazione di estrema povertà delle sue terre».

Com'è struttura lo spettacolo “Ballata di uomini e cani”?

«Presento tre racconti, non i suoi grandi romanzi, che hanno come personaggio centrale il cane raccontato dal punto di vista della commedia, della tragedia classica e del dramma».

Ma legge i racconti?

«No, non avrebbe alcun senso perché anche il racconto più corto, se leggessi, diverrebbe lungo quasi l'intero spettacolo. Faccio altro, grazie anche alle musiche di Rossini, Doninzetti e Verdi che nell'800 hanno fatto dell'Italia la Hollywood dell'epoca. Ho trasformato i racconti in oralità, e non è semplice come operazione, ma mi sono preso come autore la responsabilità di 'tradire' lo scrittore e al tempo stesso di ricostruire un linguaggio. Al centro c'è appunto la musica che crea un andamento legato alla tradizione nord americana e anche al nostro melodramma verdiano. È un tearo di avventura, ma non è uno spaghetti western perché mi sarei sentito falso sul palco».

Le piace molto London?

«Ne sono letteralmente innamorato, era uno che si metteva nei guai andando a controllare di persona. Per questo le sue frasi non si possono 'parlare' semplicemente, occorre reinventarne un ritmo orale, farne repertorio per una drammaturgia».

I biglietti (da 10 a 25 euro) su www.emiliaromagnateatro.com e www.vivaticket.it. L'attore incontra il pubblico il giorno 23 alle 17 allo Storchi (ingresso gratuito).

Stefano Luppi

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