“Angeli e Demoni”: in scena a Rubiera una riflessione sull’attualità
Il regista Stefano Te spiega lo spettacolo tratto dalla “Gerusalemme Liberata” atto finale di laboratori che hanno unito in un progetto attori, studenti e detenuti
RUBIERA. Quando l’arte diventa un libro aperto di riflessione sull’attualità, da leggere con spirito critico e partecipativo, nonché un valido veicolo di riscossa e reinserimento sociale, nascono spettacoli che abbracciano un palcoscenico universale: quello della vita. Un palcoscenico in cui siamo tutti attori e spettatori, in cui bene e male hanno confini molto labili, che vanno interpretati attraverso la lente d’ingrandimento che da sempre il teatro offre sull’umanità intera. Un’umanità variegata quella dei nostri tempi, che diventa lo specchio perfetto, entro cui si riflette, l’umanità altrettanto eterogenea di chi questa realtà la porta in scena.
Tutto ciò accade oggi, sabato 23 gennaio, presso il Teatro Herberia di Rubiera, con replica domani, domenica 24 gennaio, dove, con la prima nazionale di “Angeli e Demoni”, prenderà vita uno spettacolo di “teatro sociale” unico nel suo genere. Uno spettacolo che vedrà come protagonisti una cinquantina di attori, tra detenuti delle carceri di Modena e Castelfranco Emilia, studenti delle scuole superiori e allievi del Teatro dei Venti, impegnati tutti insieme in un’analisi del poema epico del Tasso “Gerusalemme Liberata”. L’artefice di una così articolata messa in scena, che parte dalla letteratura spaziando alla realtà odierna, è Stefano Tè, regista e direttore artistico del Teatro dei Venti.
Come nasce l’idea di “Angeli e Demoni”?
«Lo spettacolo che andrà in scena oggi a Rubiera, è il frutto di un lungo progetto partito nel novembre del 2014, e che ha voluto creare un’unione forte tra le carceri e la città. Due realtà così distanti, che un ponte come l’arte teatrale è stato in grado però di avvicinare. Con la compagnia del Teatro dei Venti, abbiamo tenuto tre laboratori permanenti tra il Carcere Sant’Anna di Modena e la Casa di reclusione di Castelfranco Emilia, e la messa in scena di oggi al Teatro Herberia, è la tappa conclusiva del percorso. La particolarità di un progetto come questo, è stata l’integrazione tra i ragazzi della nostra compagnia teatrale con gli studenti delle scuole superiori e i detenuti reclusi nelle carceri, che mai si erano incontrati prima di fronte ad un pubblico».
A cosa è dovuta invece la scelta d’incentrare lo spettacolo su la “Gerusalemme Liberata”?
«Il celebre poema epico del Tasso, ruota intorno al conflitto che si creò tra cristiani e musulmani al tempo delle crociate, per la conquista di Gerusalemme. Uno spunto quanto mai attuale, per raccontare la realtà odierna, in cui la guerra tra occidente cristiano e oriente islamico, è qualcosa che ci tocca tutti da vicino, che fa parte ormai del nostro vivere quotidiano. La disposizione scenica dello spettacolo, è studiata ad hoc proprio per mettere in comunione gli attori con il pubblico, in quanto entrambi sono vittime di questo conflitto. Gli spettatori infatti, sono disposti circolarmente intorno allo spazio scenico in cui si muovono gli attori, in una scenografia legata alle immagini e alla pittura, e fatta di sabbia bianca desertica, evocativa degli scenari originari del poema».
Una compagnia d’attori insolita ed eterogenea: quale l’emozione più grande?
«Essere riuscito ad unire, grazie al teatro, persone così diverse tra loro per età, estrazione sociale ed esperienze di vita. I detenuti infatti, hanno ottenuto permessi speciali dalle autorità carcerarie, per prendere parte al progetto. Hanno dormito, mangiato e provato insieme a noi della compagnia, e sono stati pagati come attori veri. Ed essermi sentito dire da uno di loro, un uomo di 60 anni, che questa era la prima busta paga che riceveva in vita sua, è stata una soddisfazione indescrivibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
