Gazzetta di Modena

Dopo l’Amico Fritz al Comunale, un Rigoletto indimenticabile alla Scala

di CLAUDIO GAVIOLI
Dopo l’Amico Fritz al Comunale, un Rigoletto indimenticabile alla Scala

di CLAUDIO GAVIOLI Da alcuni anni sono diventato un appassionato di lirica. Dopo decine di concerti rock (solo di Bruce Springsteen, ventuno) senza rinnegare il passato che è ancora presente,...

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di CLAUDIO GAVIOLI

Da alcuni anni sono diventato un appassionato di lirica. Dopo decine di concerti rock (solo di Bruce Springsteen, ventuno) senza rinnegare il passato che è ancora presente, prediligo l'opera. Più che altro sono un seguace di Verdi Giuseppe da Busseto. Di Verdi che ormai ritengo di frequentare con discreta competenza, amo alcune opere in particolare e su tutte Rigoletto (ci ho persino scritto un libro in attesa di editore).

Un cortocircuito temporo - spaziale mi ha portato dall’“Amico Fritz” al Comunale di Modena venerdì 15 gennaio al “Rigoletto” alla Scala di Milano domenica 17. Il magico trait d'union è stato il grande Leo Nucci, regista nell'opera di Mascagni e interprete in quella di Verdi (Leo Nucci da sempre è Rigoletto). Per inciso il grande Giuseppe, leggendo il libretto dell’“Amico Fritz” espresse lo stesso commento di Fantozzi riguardo alla Corazzata Potemkin (una c… pazzesca). In parte con ragione anche se il testo un po' superficiale è compensato da squarci di musica sublime.

Rigoletto alla Scala non c'entra nulla con le dieci edizioni che avevo già visto in altri teatri. È come vedere giocare Federer dopo un socio con la pancia nel tuo circolo tennis. Imponente la scena impreziosita dal principesco allestimento di Ezio Frigerio, icona del teatro italiano dai tempi del “Piccolo” di Strehler e meravigliosi i costumi di Franca Squarciapino; orchestra della Scala impeccabile così come il coro; Nicola Luisotti, star internazionale, dirige con sensibilità e partecipazione; Gilbert Deflo alla regia che con nonchalance spazza via tutte le polemiche sulla messa in scena della lirica con una visione moderna dentro un contenitore tradizionale quanto sontuoso; Vittorio Grigolo, Duca di Mantova più che convincente; Leo Nucci un leone con tanto di bis di “Vendetta tremenda vendetta” sul proscenio a sipario calato; l'americana Nadine Sierra incantevole Gilda dal corpo sottile e dalla voce potente e duttile, capace di pianissimi da pelle d'oca. Ammetto che mi sono commosso. Quando, in uno dei momenti più toccanti, Gilda rimane sola con Rigoletto nel tetro palazzo, dopo che il Duca l'ha sedotta e abbandonata e racconta al vecchio buffone trasformato in un padre addolorato come ha conosciuto il malandrino, la voce e l'espressione di Nadine avrebbero intenerito anche un palo della luce. Magie del palcoscenico scaligero dove Lucianone nostro era di casa.

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