“Ciao” di Veltroni una “recherche” nel nome del padre al Monzani di Modena
Walter Veltroni presenta, alle 17.30 di oggi, domenica 24 gennaio, al Forum Monzani di Modena, il suo ultimo libro “Ciao”, edito da Rizzoli. In questro romanzo autobiografico Veltroni immagina di tornare a...
MODENA. Walter Veltroni presenta, alle 17.30 di oggi, domenica 24 gennaio, al Forum Monzani di Modena, il suo ultimo libro “Ciao”, edito da Rizzoli. In questro romanzo autobiografico Veltroni immagina di tornare a casa in una Roma deserta di Ferragosto e di trovare ad attenderlo sul pianerottolo, il padre Vittorio. I due trasacorrono una sera in cui i ruoli fra il figlio sessantenne e il padre praticamente s'invertono. Leggendo il nuovo libro quel tempo felice prende le forme del dopoguerra italiano, gli anni febbrili della ricostruzione rivissuti attraverso la figura del padre Vittorio, morto a 37 anni, nel 1956, per una malattia fulminante, quando Walter aveva solamente un anno.
La materia del libro è dunque lacerante: un orfano cerca suo padre con tale determinazione da decidere di riportarlo alla vita. La scrittura reincarna il padre, letteralmente lo resuscita, immaginando che una sera dell'estate appena trascorsa, rincasando nello stesso palazzo romano dove quella famiglia ha vissuto e ancora vive, il figlio sessantenne trovi ad aspettarlo il padre trentasettenne. È un incontro che il figlio ha atteso per la sua intera vita, senza darsi requie, come documenta l'elenco dei tanti momenti, importanti o trascurabili, solenni o quotidiani, che un orfano non ha potuto condividere con chi lo aveva messo al mondo, e dal mondo se ne è andato. E come testimonia la minuziosa opera di ricostruzione della vita di Vittorio che Walter ha tenacemente, faticosamente ricomposto, lungo gli anni, attraverso lettere, fotografie, testimonianze tanto più preziose quanto rare: perché - appunto - ai tempi di Vittorio “la memoria non era utile”, l'Italia rinasceva, ognuno pensava solo al cammino da fare, e conservare traccia del percorso era l'ultimo dei pensieri.
Tanto è vero che non esiste, alla Rai, un archivio fonografico che conservi traccia del grande lavoro di Veltroni padre e di quella formidabile leva di autori, dirigenti, artisti che soprattutto a Roma, la Roma di Cinecittà e della radiotelevisione italiana, producevano una quantità impressionante di idee e di progetti, dal cabaret all'informazione, dal teatro leggero al reportage (memorabili quelli di Vittorio Veltroni dai funerali del Grande Torino a da Trieste appena riunita all'Italia). «Mio padre mi è sempre mancato, non l’ho mai nascosto - ha spiegato Walter in un intervista - Non l’ho conosciuto, è morto che avevo un anno. Non ho neppure una foto con lui, un biglietto in cui mi dicesse qualcosa, magari per il futuro. Non so quanto mi ha tenuto in braccio, se mai mi ha dato un bacio e se gli sembravo carino ed era orgoglioso di me. Non so cosa immaginava per il mio futuro, come voleva che fossi, come sperava che fossi. Non ho mai sentito dal vivo la sua voce, non mi ha mai rimproverato né fatto un elogio: io potrei anche non essere esistito».
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