Gazzetta di Modena

“Archivio Zeta”: se Edipo diventa un detective di oggi

di Serena Fregni
“Archivio Zeta”: se Edipo diventa un detective di oggi

Al Teatro delle Passioni di Modena Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti rileggono la tragedia di Sofocle ambientandola in una scena moderna come le musiche di Patrizio Barontini

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MODENA. Al Teatro delle Passioni va in scena, da mercoled' 27 a venerdì 29 gennaio, “Edipo re” di Sofocle, diretto ed interpretato dalla compagnia Archivio Zeta, ovvero Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti. Una versione rivisitata e riadattata dove Edipo, ovvero Gianluca, diventa un detective contemporaneo, che si scoprirà nel corso della storia essere lui stesso l'assassino. Uno spettacolo fatto di contrasti, interrogatori e ricerca ossessiva del colpevole. Edipo sarà accompagnato in scena da vari personaggi, tutti interpretati da Enrica, che andranno a creare la trama di una delle più grandi tragedie greche mai scritte. Scenografia contemporanea, come anche le musiche di Patrizio Barontini che accompagnano il testo tradotto da Federico Condello, giovane studioso dell'Università di Bologna, che ha dato un taglio nuovo contemporaneo alla vicenda.

Come siete riusciti a riadattare la tragedia di Sofocle?

Gianluca: «Lo spettacolo che portiamo a Modena ha già debuttato e si è evoluto nel tempo, finché l'anno scorso abbiamo pensato ad una versione per due interpreti recuperando quello che di solito si faceva nella tragedia greca per cui si aveva in scena un protagonista e un deuteragonista, cioè un secondo attore che ricopriva tutti gli altri personaggi. È nata una versione molto leggera in cui però la leggerezza non è superficialità ma è un lavorare in levare. Abbiamo cercato di tornare alla sostanza di Sofocle, in realtà era già un testo meta teatrale, dove si possono percepire giochi linguistici, depistaggi».

Gianluca, chi è Edipo?

«Edipo è un detective che mano a mano scopre di essere l'assassino e quindi è un gioco teatrale meraviglioso che Sofocle conduce e per far questo l'abbiamo dovuto spogliare di tutto il deposito che l'Ottocento e il Novecento gli avevano messo sopra e l'abbiamo portato ad un livello linguistico e filosofico anche divertente».

Enrica, che personaggi interpreti?

«Inizio facendo Tiresia, poi Creonte, Giocasta e i vari pastori che si avvicendano nel portare le notizie quando la storia richiede che si vada alle origini dell'abbandono di Edipo sul Monte Citerone. Vengono chiamati in ballo proprio i pastori che hanno compiuto lo scambio del bambino e alla fine sono proprio io a dare il messaggio che porta la notizia della morte di Giocasta».

Come sei riuscita a gestire tutti i tuoi personaggi?

«Per interpretare tutti i personaggi ero partita dal cambiare costume, però in realtà il lavoro sul testo mi ha portato a cambiare sempre meno fino a non cambiare quasi per niente, basta uno sguardo e il tono di voce per far capire che lo sguardo su Edipo è quello di un altro personaggio. Diciamo che la cosa importante che abbiamo capito lavorando su questo testo è che i personaggi che stanno intorno a Edipo, in realtà, sono la stessa persona che sta ordendo la trappola. Analizzando il testo ci siamo resi conto che forse non è nemmeno detto che sia lui l'assassino, è un trappola che viene piano piano portata avanti».

Come è allestita la scena?

Enrica: «La scenografia è molto essenziale ma allo stesso tempo impegnativa, noi recitiamo dove si è svolto il delitto, una strada con tre bracci dove quella principale si biforca, una va a Delfi l'altra va ad Aulide quindi è ambientato nella Focide, c'è una strada in scena e noi lavoriamo tutto il tempo su questa strada».

E la musica?

Enrica: «Le musiche sono di Patrizio Barontini, compositore di musica contemporanea che ha lavorato con Francesco Giomi. Insieme a Patrizio abbiamo fatto una “spazializzazione” del suono per rendere ancora di più spaesato sia Edipo che lo spettatore».

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