Gazzetta di Modena

Guido Costa al Biagi di Modena: il gallerista racconta la fotografa Nan Goldin

Guido Costa al Biagi di Modena: il gallerista racconta la fotografa Nan Goldin

Alle 18 di oggi, 29 gennaio, appuntamento della rassegna “Impara l’arte” dedicato all’americana che ha indagato alcune derive sociali

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MODENA. Esauriti gli incontri con i filosofi e teorici dell'arte (Remo Bodei, Massimo Cacciari, Mario Perniola), ci si accosta, per capire la ricerca contemporanea, ad alcuni artisti indagati da galleristi e critici. E oggi, alle 18, presso l'Auditorium Biagi, è la volta del gallerista e critico torinese Guido Costa che ci farà entrare “Nell'atelier di Nancy, Nan, Goldin” per conoscerne il lavoro. Una carrellata di immagini delle opere di Goldin, ora 62enne, faranno da introduzione alle parole di Costa (laurea in estetica) che conosce fino in fondo la ricerca dell'artista americana, di cui ha curato l'attivita in vari paesi del mondo, con una mostra anche a Milano nel 2010.

«Goldin è prima di tutto un'artista romantica, anti-ideologica e con la mano leggera, più etica che moralista. Il suo lavoro - sostiene Costa - va oltre le tradizionali convenzioni della fotografia e solleva questioni come il rapporto tra verità e simulazione, storia individuale e storia collettiva, prosa e poesia». Non le fa difetto la trasgressione, l'irriverenza, coniugando inseparabilmente arte e vita, anche quella della propria famiglia, delle persone a lei care e diconoscenti, impiegando, sin da quando aveva 18 anni, la fotografia come un “diario in pubblico”.

Al suo sguardo di viva partecipazione non sfugge la triste quotidianità dei sieropositivi, ai quali dedica nel 1989, come attivista di Act Up, a New York la prima grande esposizione. Il dramma dell'alcool, della droga, del contagio, la libertà sessuale, donne pestate, l'osceno e tutto ciò che crea dolore, disagio (infanzia, vecchiaia) individuale e collettivo, nelle sue implicazioni sociali e politiche, diventano motivi della sua arte. E con coraggio, come mette in luce il famoso autoritratto, un mese dopo essere stata picchiata.

«Fotografo - dice Nan - direttamente dalla mia vita. Le immagini vengono fuori dalle relazioni, non dall'osservazione». La sua opera diventa un documento pubblico con le caratteristiche di un diario di famiglia. Il suo lavoro (aveva 15 anni quando prese in mano la macchina fotografica) viene presentato in gallerie e musei di prestigio, con un'attenzione particolare, da oltre 30 anni, da parte della galleria Guido Costa Projects che si occupa soprattutto di fotografia, video, scultura, performance e installazioni. E fino a domenica, sue opere sono esposte nella mostra modenese “Il manichino della storia” al Mata (ex Manifattura Tabacchi). Prossimo appuntamento il 5 febbraio con Danilo Eccher .

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