“Edipo Re”, pregevole spettacolo con il neo di un recitato pesante
MODENA. Non è poi tanto raro che la riduzione di un classico si trasformi in un bignamino pressoché insignificante, poiché la salvaguardia dei temi fondamentali, privati della corretta...
MODENA. Non è poi tanto raro che la riduzione di un classico si trasformi in un bignamino pressoché insignificante, poiché la salvaguardia dei temi fondamentali, privati della corretta contestualizzazione, non ne garantisce certo lo spessore dei significati.
Per questo, quando si assiste ad uno spettacolo come l'“Edipo Re” presentato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti di Archivio Zeta al Teatro delle Passioni (fino a stasera, h. 21,00) non è possibile non compiacersi per l'efficacia dell'operazione che ha trasformato la tragedia sofoclea in una sorta di thriller dalla sorprendente, quanto efferata, conclusione.
Solo che, rispetto ai più comuni polizieschi, in questo caso tutti sanno già come andrà a finire, quale sia il colpevole e quale sarà la sua condanna, per cui gli autori/attori hanno scelto di concentrarsi sulle dinamiche del progressivo scioglimento dell'enigma, rimarcando, semmai, gli infiniti rimandi intertestuali, psicanalitici, antropologici contenuti nella tragedia, così come di forte interesse è l'attenzione filologica con la quale hanno effettuato sia le scelte testuali (giovandosi della traduzione Federico Condello) che quelle interpretative, dividendosi i ruoli come in età classica: Guidotti è il protagonista, Sangiovanni tutti i deuteragonisti che poco alla volta lo avviluppano nell'imbroglio.
Ne è scaturito uno spettacolo rapido, essenziale quanto pregnante, costruito con l'addizione di elementi simbolico/allegorici come la passerella sulla quale recitano i due interpreti evocando l'incrocio a tre vie ove è avvenuto l'omicidio che fa da perno alla narrazione. Efficaci risultano le luci che squarciano a tratti il buio che avvolge la storia, e molto interessante è la colonna sonora di Patrizio Barontini che funge da supporto e “sovracoperta” dell'intera rappresentazione.
Tuttavia, qualche pecca compare sulle scelte recitative, che conducono i due attori a una declamazione un po' troppo forzata o forse non del tutto nelle loro corde. Così, parte della riuscita dello spettacolo risulta inficiata dal tono della recitazione, anche se nel complesso rimane l'impressione positiva di un'operazione teatrale intelligente e originale, come è tradizione per la compagnia di Guidotti e Sangiovanni che si misura spesso con i miti della classicità ponendoli a confronto con l'attualità o recuperandone l'essenza nelle tragedie contemporanee.
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