Gazzetta di Modena

Il volto dei profughi nella fotografia di Soligno

di Serena Fregni
Il volto dei profughi nella fotografia di Soligno

Ultimi giorni per visitare alla Loria di Carpi la bella esposizione dedicata alla primavera araba

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CARPI. Ultimi giorni per la mostra fotografica di Aldo Soligno “Volti e storie della primavera araba”, presso l'Auditorium della Biblioteca Loria, racconto per immagini di gesti, sguardi e parole di chi ha vissuto e sta vivendo momenti drammatici. La mostra è promossa dal Gruppo Fotografico Grandangolo con il patrocinio della Federazione italiana Associazioni fotografiche, Comune di Carpi e con il sostegno della Fondazione CR di Carpi.

Come è nato il progetto di questa mostra e di cosa parlano i progetti che racconti?

«Questo progetto è nato circa un anno fa insieme al circolo fotografico di Carpi, abbiamo scelto quattro progetti, “Portraits from revolution” che racconta la rivoluzione tunisina, poi “Raped revolution” dove ho ritratto donne che hanno subito violenze durante le rivoluzioni di piazza Tahir, violenze che sono state perpetuate da gruppi della polizia egiziana in incognito. L'altro progetto è “A sourching summer” dove racconto gli scontri avvenuti tra i manifestanti e la corrente politicizzata di Hamas il 15 marzo 2011 attraverso gli occhi dei blogger e fotoreporter ed infine “Destination Europe” dove racconto la situazione dei profughi siriani che da Alessandria d'Egitto stanno aspettando i barconi».

Parlando appunto di “Destination Europe” di cosa si tratta nello specifico?

«Diciamo che ho cercato di raccontare, insieme al giornalista Alessio Polveroni, non solo il fenomeno ma di ritrarre uomini e donne nell'attesa della partenza evidenziando la differenza che percepiamo quando questi profughi arrivano in Italia. Quando li vediamo sbarcare sono deformati dalla fatica, hanno un aspetto più di cadavere che di essere umano, tutti vestiti allo stesso modo con le giacche termiche oppure li vediamo come cadaveri reali in mare e sulle spiagge».

Cosa vuoi trasmettere attraverso queste immagini?

«Sicuramente il legame con la primavera araba e il fatto che comunque quella che adesso è una guerra in Siria è nata anche dai movimenti della primavera araba e che ha portato una guerra che ha provocato dei profughi che attendono di arrivare in Italia».

Che cosa ti hanno trasmesso queste persone?

«La percezione che ho avuto è che queste persone spesso sono dei numeri per noi, non hanno un'identità precisa e quindi risulta più facile lasciarsi deviare da questo e definirli causa di tutti i mali del nostro paese ma invece sono persone con un passato, una storia, delle potenzialità e un futuro. Li ho ritratti prima di partire quando hanno ancora un volto senza paura, fame, con i loro vestiti e la loro dignità e ti possono raccontare la loro storia, molti erano studenti, laureati, persone con un'attività, una casa e una macchina e che hanno dovuto lasciare tutto».

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