Gazzetta di Modena

Manfredini mette in scena tre uomini ai margini

di Serena Fregni
Manfredini mette in scena tre uomini ai margini

Un paziente psichiatrico, un transessuale e un extracomunitario. Stasera al teatro Troisi di Nonantola

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NONANTOLA. L'attore e regista teatrale Danio Manfredini sarà al Teatro Troisi di Nonantola oggi alle 21 con il suo spettacolo "Tre studi per una crocifissione", titolo che prende spunto da un trittico del celebre pittore Francis Bacon. Manfredini porta in scena tre monologhi dove i tre personaggi, interpretati dall'attore, evocano la condizione drammatica di alcuni soggetti del mondo contemporaneo.

Di cosa parla "Tre studi per un crocifissione"?

«Sono tre monologhi, ognuno di questi dura circa mezz'ora e trattano tre figure: il primo è un paziente psichiatrico tratto da un testo che ho scritto io che racconta un'esperienza che ho avuto in quei contesti, il secondo tratta la vicenda di un transessuale ed è una riscrittura per un monologo teatrale da un film del regista Rainer Fassbinder che si chiama "Un anno con 13 lune" ed il terzo è una riduzione dall'opera di Bernard - Marie Koltès, "La notte poco prima della foresta" che va a ritrarre la figura di un extracomunitario. In ognuno di loro si attraversano delle tematiche differenti per le circostanze che attraversano i personaggi e tuttavia con delle similitudini tematiche che li accomunano quali l'isolamento, la diversità, l'emarginazione sociale, una sorta di cancellazione rispetto alla morale comune».

Lei ha preso spunto da un trittico di Francis Bacon, come è nata l'idea?

«Inizialmente, quando iniziai a lavorare ai tre studi, stavo lavorando separatamente a tre monologhi diversi con il dubbio se lavorare su un soggetto oppure su un altro e quando, scorrendo la pittura di Bacon, sicuramente uno dei miei artisti prediletti, vidi i suoi trittici, ho pensato che potevo rifarmi a quel tipo di struttura anche se i miei sono quadri teatrali e non sulla tela. Bacon mi ha instradato dandomi uno spunto su come trattare i soggetti, quindi cercando di far trasparire una serie di sensazioni, stati d'animo non sempre visibili al primo sguardo ma che Bacon, attraverso la pittura, cercava di portare alla luce. Ho cercato di disegnare dei soggetti in scena che potevano essere interessanti per un quadro di Bacon».

Lei ha definito i tre soggetti come personaggi che mostrano le ferite nascoste dell'esistenza...

«Si perché da un lato sono tre soggetti che vanno a toccare delle corde come lo smarrimento, la solitudine e l'isolamento, toccano anche me come altri esseri umani, sono una sorta di lente di ingrandimento su una condizione che riguarda un po' tutti».

Oltre al suo lavoro di attore e regista teatrale, dal 2013 dirige l'Accademia d'arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli, come si rapporta in merito a questo ruolo?

«Non è facile per me mantenere un ruolo del genere perché non sono caratterialmente portato a quel tipo di ruoli, ho cercato di barcamenarmi cercando da una parte di rispettare la mia natura e dall'altra prendendomi le responsabilità del ruolo che mi è stato affidato».

Un ruolo di responsabilità e scelte importanti, come gestisce il lavoro?

«Insieme ai collaboratori ed insegnanti abbiamo cercato di creare un corso che potesse dare strumenti, che in parte sono input iniziali che gli studenti poi hanno tutta la vita per approfondire. Quello che si cerca di dare è uno strumento accademico valido, ovvio che dal momento che si esce dall'accademia il lavoro è tutto da fare, è il punto di partenza».

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