Gazzetta di Modena

Romagnoli, istruzioni per una vita leggera

di Serena Arbizzi
Romagnoli, istruzioni per una vita leggera

Lo scrittore presenta stasera il libro “Solo bagaglio a mano”. «Un’esistenza non superficiale, ma che punti all’essenziale»

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CARPI. “Prendete la vita con leggerezza, che non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Viene in mente questa citazione di Italo Calvino quando si legge “Solo bagaglio a mano”, ultimo libro del giornalista e scrittore bolognese Gabriele Romagnoli e ottimo manuale per condurre un’esistenza “leggera”, priva di inutili rimpianti.

L’autore ha elaborato questa teoria mentre era protagonista del suo finto funerale, chiuso dentro una bara, in Corea, per un bizzarro rito esperimento e la illustrerà questa sera alle 21 nell’ambito della rassegna Mondi Arabi, all’auditorium Loria di Carpi, con particolare riferimento a città quali Beirut e Il Cairo, dove Romagnoli ha vissuto.

Romagnoli, in che cosa consiste la teoria del bagaglio a mano?

«Il presupposto è la metafora universalmente condivisa che la vita è il viaggio. Vivo come viaggio e viaggio come vivo. La mia teoria del bagaglio a mano indaga come prepararsi e affrontare l’esistenza. Cerco di vivere leggero riducendo tutto all’essenziale. Materiale e immateriale. Non significa soltanto avere meno. Lentamente ho iniziato a sfrondare tante cose che appesantiscono la valigia dell’esistenza. Quando torni da un viaggio e apri la valigia hai la sensazione che alcune cose non ti sono servite. Arrivi alla fine della vita che ti accorgi di avere rimpianti che ti hanno avvelenato l’esistenza. La vita ha le sue sliding doors, è vero, ma tu saresti la stessa persona anche se la porta si fosse aperta o chiusa. Leggerezza che non è da confondere con superficialità».

Cosa intendi per leggerezza?

«Quello che ti resta dopo avere affrontato tutto senza superficialità: lo strumento più diffuso per capire che cosa conta è il trauma. Se non sei un filosofo, passi attraverso il trauma e capisci che cosa conta veramente. Vivere per arrivare alla levità. Tutta un’altra cosa rispetto a un percorso superficiale perchè leggeri non si nasce, lo si diventa. Le scelte le fai vivendo attraversando le esperienze che la vita ti porta. Le persone più leggere hanno avuto vite molto intense».

Cosa c’è nel bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli?

«Quello da viaggio è molto semplice. Innanzitutto perchè sono un uomo, poi io ho scelto blu e bianco come colori per i miei abiti e quelli porto. Poi, la tecnologia sta riducendo cose che richiedevano spazi immensi a delle sottilette e non hai più bisogno del lettore, ma puoi prendere con te l’Iphone, dove dentro c’è tutto. I libri sono nel lettore digitale. Mentre più difficile la scelta del bagaglio a mano metaforico: ho ridotto i rapporti superficiali, non mi interessa avere contatti con chi non sia un amico vero. E gli amici veri li conto sulle dita di una mano: sono quelli che hanno attraversato il tempo e hanno saputo creare un’intesa, pur vivendo nell’emisfero opposto al mio, magari. Semplicemente, si riconosce la stessa genealogia, lo stesso tipo di persona: ho amici sparsi nel mondo e molto spesso ci diamo appuntamenti in posti strani: con un caro amico di Parigi il patto è di incontrarsi ogni volta in una città dove non siamo mai stati, il che ci porta anche in luoghi orrendi. Ma ci divertiamo un mondo».

Lei ha visitato 76 Paesi nel mondo. Qual è quello dove si sopravvive meglio anche solo con il bagaglio a mano?

«Il Sud Africa, che riserva grandi sorprese sia per la bellezza naturale sia per la storia ed è ancora poco conosciuto. Ti si riaprono gli occhi. Vedi cose che non sono raccontate spesso nei romanzi e nei film. E si affronta bene con il bagaglio a mano».

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