La festa del patrono e l’insegnamento di San Geminiano
di don LUCA BALUGANI Geminiano. Il patrono di Modena, cadendo quest'anno la sua festa in domenica, reclama uno spazio a lui riservato anche in questa rubrica. Festeggiare un patrono non è certamente...
di don LUCA BALUGANI
Geminiano. Il patrono di Modena, cadendo quest'anno la sua festa in domenica, reclama uno spazio a lui riservato anche in questa rubrica. Festeggiare un patrono non è certamente sostituire il culto a Dio con il culto ad un uomo. Piuttosto è osservare in concreto, nella vita personale di un fratello, le opere di cui Dio è capace, al di là delle nostre possibilità e delle nostre responsabilità. L'azione di Dio sopravanza quello che noi possiamo pianificare per il futuro: tanto dipende da noi, ma non tutto; e soprattutto da credenti non possiamo non tenere conto che l'azione di Dio si intreccia con quella degli uomini attraverso la via ordinaria delle intuizioni e delle ispirazioni più che quella straordinaria dei miracoli. A Geminiano se ne attribuiscono alcuni, come l'aver guarito la figlia dell'imperatore, aver salvato la città da inondazioni e nascosto la vista di Modena agli occhi di Attila, così come l'aver spaventato Carlo d'Amboise, in procinto di assediarla. E quello più 'privato' di aver salvato un ragazzo caduto dalla Ghirlandina. Ma non sono questi i fatti più salienti della vita dell'antico Vescovo. La liturgia di questo giorno ci presenta la figura del pastore che ha compassione delle pecore, soprattutto di quelle stanche ed afflitte. E ci consegna l'esempio di Paolo, instancabile annunciatore del Vangelo, che si auto-condanna in anticipo qualora dovesse astenersi dalla predicazione. Il cuore della festa del nostro patrono è un vangelo che assume la forma della cura, dell'amore per le persone più in difficoltà e che chiede di essere portato a tutti perché possano sentire che Dio non abbandona nessuno. Il nostro santo è stato un vescovo e quindi il pensiero va ad una chiesa che sente forte la necessità di stringersi attorno al proprio pastore per non dimenticarsi che la fede la si annuncia nel passaggio da persona a persona.
La fede è una realtà viva: non è un progetto fotocopiabile né una lezione che viene tenuta da un maestro a degli studenti. Il discepolato della fede è strutturato sulla relazione interpersonale e non acquisito sui banchi di scuola.
Non si 'va a dottrina', non si 'studia il catechismo': si entra in relazione con Dio perché vi si viene introdotti attraverso la relazione con persone concrete, in carne ed ossa, che a loro volta hanno sperimentato un legame con il Signore grazie alla testimonianza di altre persone. Geminiano ha avuto il privilegio di credere in Dio in un tempo molto difficile, tutt'altro che propizio e ha avuto la costanza di rimanervi così tanto attaccato da sentirsi riconosciuto dai suoi contemporanei come in grado di sostenere anche la loro fede.
Oggi la omunità modenese si richiama a questa figura e rivolge la propria preghiera a Dio per il vescovo Erio, che ha raccolto l'eredità che gli è stata trasmessa a partire da Geminiano attraverso i vescovi che si sono succeduti dal 31 gennaio 397 fino allo scorso settembre. Ma la comunità prega anche per se stessa, perché sia in grado di non far estinguere questa eredità nella semplice custodia di q. uanto ha ricevuto (come ricorda la parabola del servo che ha seppellito sotto terra il proprio talento), mettendola in circolo con la nostra contemporaneità.
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