Gazzetta di Modena

Vittorino Andreoli e la gioia di vivere «Mai in solitudine»

di Chiara Bazzani
Vittorino Andreoli e la gioia di vivere «Mai in solitudine»

MODENA. Conquistare una dimensione di gioia è possibile per tutti, questo è il tema principale del libro "La gioia di vivere" (Rizzoli) del prof. Vittorino Andreoli, che sarà ospite oggi del Forum...

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MODENA. Conquistare una dimensione di gioia è possibile per tutti, questo è il tema principale del libro "La gioia di vivere" (Rizzoli) del prof. Vittorino Andreoli, che sarà ospite oggi del Forum Monzani alle 17.30. L'incontro, organizzato in collaborazione con BPER, è a ingresso libero. Andreoli, uno dei più conosciuti psichiatri italiani presenterà la sua ultima pubblicazione che, attraverso la riflessione sui classici, la filosofia, la religione, l’osservazione delle storture della società, mostra come sia possibile raggiungere una condizione di gioia, «condizione che non può essere raggiunta da soli – avverte lo psichiatra - perché l'uomo non è mai solo. Per fare questo è necessario includere nella nostra visione del mondo anche la dimensione dell'altro».

Prof. Andreoli, perchè un libro sulla Gioia di vivere?

«Oggi mi accorgo che non c'è più un problema di ansia e di paura che riguarda alcune persone, intendo le persone che hanno una sofferenza psichica, ma è sempre più diffuso un senso di sfiducia di paura. C'è una diffusione di quello che un tempo caratterizzava solo alcune persone che venivano per la cura, e adesso è proprio come una sensazione di malessere generale, quella che definisco la “fatica di vivere”. Chi fa fatica a vivere ha paura di non farcela. Questa modalità di percepire il mondo come una fatica di vivere è una delle visioni del mondo possibili, ma non è l'unica. Dobbiamo cominciare allora ad avere un'altra visione del mondo che è quella della gioia di vivere».

Che differenza c'è tra felicità e gioia?

«Oggi domina fortemente la felicità. Questa parola è molto usata, mentre la parola gioia lo è poco, e c'è una differenza di fondo, fin dal pensiero greco. Allora io dico che sono contro la felicità e aspiro che subentri la gioia. La felicità riguarda il singolo ed è una sensazione di benessere che uno prova di fronte ad uno stimolo positivo, è una specie di acme ma quando finisce lo stimolo finisce la felicità, è una specie di piacere che poi si smorza. La gioia invece non riguarda l'Io, ma riguarda il Noi. Per essere gioioso si tiene conto anche di altre persone, della comunità. La gioia dipende anche dall'altro, perchè si riflette nell'altro e quindi è una visione diversa. La felicità è una specie di orgasmo, mentre la gioia è una condizione continua, è come la saggezza. La saggezza non è il successo, non è il bisogno di apparire, è una modalità di dare anche significato anche alle piccole cose e alle persone che non contano. Noi guardiamo sempre ai "qualcuno". Ebbene ci sono tanti "Nessuno" che invece sono onesti, che sono disposti a volerti bene ad aiutarti. La felicità si lega all'Io, egoismo narcisismo, mentre la gioia tiene conto degli altri».

Lei parla di una condizione nuova che è quella del Noi, contrapposta all'Io?

«Inserendo la dimensione del Noi cambiano le condizioni. Allora c'è un altro aspetto, la differenza tra il potere che domina e la fragilità che caratterizza ogni uomo e donna, e che non è un difetto, non è la debolezza. La debolezza si contrappone al potere, la fragilità è invece proprio la condizione umana, la condizione legata alla impossibilità di rispondere a tutte le domande, si lega al mistero, alla morte, alla nascita. Ora, mentre il potere ha bisogno dell'altro per dominarlo, la fragilità ha bisogno dell'altro per essere sostenuto, per vivere. In fondo l'amore è l'insieme di due fragilità. Quindi è una visione in cui è possibile raggiungere una condizione di gioia che non è la felicità».

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