Il regista Fabio Leli: «Racconto il cancro dell’azzardo legale»
CARPI. Il gioco d'azzardo legalizzato nell'ultimo anno, ha prelevato agli italiani – spontaneamente - 100 miliardi di euro. Una piaga sociale che spesso si trasforma in una vera e propria dipendenza...
CARPI. Il gioco d'azzardo legalizzato nell'ultimo anno, ha prelevato agli italiani – spontaneamente - 100 miliardi di euro. Una piaga sociale che spesso si trasforma in una vera e propria dipendenza patologica.
Se ne parlerà a Carpi, martedì 9 febbraio presso il Cinema Corso, grazie alla proiezione di “Vivere alla grande”, il documentario del regista Fabio Leli che affronta la tematica del gioco d'azzardo legale.
L'iniziativa, promossa dalla rete di enti, associazioni e singoli cittadini per il contrasto al dilagare del gioco d'azzardo “Non giocarti il futuro!”, coinvolgerà gli studenti degli istituti superiori con una proiezione alla mattina e gli adulti alle 20.30 del medesimo giorno. Entrambe le proiezioni si terranno alla presenza di Fabio Leli, regista del lungometraggio, presentato in anteprima mondiale al 68° Festival del Film Locarno e al 20° Milano Film Festival in anteprima nazionale.
Come è nata l’idea?
«Nel 2011 un episodio agghiacciante ha modificato il mio modo di vedere il fenomeno dell'azzardo legale, lecito e quasi venerato dallo Stato. A Natale un’amica di famiglia regalò una busta a una ragazzina di 16 anni: al suo interno, cinque Gratta & Vinci da 10 euro. La tristezza di quel momento mi spinse a scoprire cosa stava succedendo alla società italiana tramite questo film / documentario, concretizzatosi nell’arco di cinque anni - tre di ricerche, due per realizzarlo –in viaggio per l’Italia, da sud a nord e ritorno, per un totale di 3.500 chilometri, lottando tra mille difficoltà, tra cui la mancanza di fondi».
Ed è venuto in aiuto il crowdfunding.
«Abbiamo dovuto chiedere alla gente comune del web, e a chiunque altro avesse voluto, di aiutarci. Diversamente non sarebbe mai stato possibile realizzare il film come lo volevo, scomodo, completo, diretto, capace di scavare nei fatti, fuori dai circuiti commerciali: una novità per il documentario italiano che rimane sempre un po’ in superficie anche quando tratta temi scottanti, anche se lo fa di rado e limitandosi a fotografare ciò che succede senza mai andare a cercare cause e conseguenze. Questo film non ha paura di nulla: fa nomi e cognomi e spiega qualsiasi cosa riguardi il gioco d’azzardo in Italia».
Il documentario non parla di numeri, ma di persone...
«Le storie trattate a livello personale sono due. La prima racconta di un uomo di 40 anni che in questa trappola ha perso tutto: soldi, affetti, moglie e figlia trasferitesi in Slovacchia, lavoro. Paradossalmente, è una storia positiva perché il protagonista ha ricostruito la sua vita recuperando il lavoro e il rapporto con la figlia. Fa da contraltare la storia di un’altra famiglia che invece ha perso il giovanissimo figlio il quale, per liberarsi da questo moderno cancro, ha scelto un cappio attaccato a un albero. Le due storie trainano l’inchiesta alla ricerca dei colpevoli: ne risulta un ritratto dell’Italia in questi giorni bui, con le colpe della politica, dei media, di un sistema ben articolato che sfrutta l’essere umano, distruggendolo dall’interno».
Perché “Vivere alla grande”?
«Un gratta e vinci ha solleticato la mia creatività: si chiamava “Vivere alla grande” e prometteva 500 mila euro distribuiti nell’arco di una vita. La possibilità di vincere è di un biglietto su 6 milioni. L’inseguimento di questo sogno con una grattata di monetina è paradossale: per vivere alla grande basta impegnarsi a vivere, semplicemente».
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