Delbono: in Vangelo un Cristo ribelle che andava contro
MODENA. «Lo spunto per dedicare uno spettacolo al Vangelo - spiega il regista Pippo Delbono - è arrivato da una conversazione con mia madre, poi ho sviluppato l'idea prestando attenzione a Cristo, un...
MODENA. «Lo spunto per dedicare uno spettacolo al Vangelo - spiega il regista Pippo Delbono - è arrivato da una conversazione con mia madre, poi ho sviluppato l'idea prestando attenzione a Cristo, un personaggio rivoluzionario. Penso sia l'occasione per parlare più che di divino dell'umanità, dello stare insieme. Per questo spero che in teatro vengano tanti giovani». Il regista non è nuovo a Modena, dove ora è in scena allo Storchi da oggi a domenica 7 (4 e 5 febbraio alle 21, 6 febbraio alle 20 e domenica alle 15.30) nello spettacolo che ha debuttato il 12 gennaio scorso al Théâtre de Vidy di Losanna ma in precedenza ha visto una versione lirica andata in scena a Zagabria. «Vangelo - continua il regista - è un lavoro corale, nato in origine come opera contemporanea e si è visto bene a Zagabria dove abbiamo lavorato con l'orchestra, il coro, i danzatori e gli attori del teatro nazionale croato. Vangelo nasce infatti dalla suggestione delle musiche composte da Enzo Avitabile, e si nutre di alte suggestioni poetiche, ma anche della memoria forte portata da alcuni attori che hanno attraversato una delle guerre più feroci della storia contemporanea». Delbono ricorda appunto l'importanza della madre nella scelta dell'argomento: «Quello è stato un primo passo, del resto la madre è al centro della forte relazione di noi italiani, nasciamo dal desiderio materno. In generale questo progetto parla del mio essere in origine credente, visto che ho pure fatto il chierichetto, anche se presto mi sono spostato verso l'armonia e la libertà. Trovo più corrispondenza nel percorso spirituale, anche se oggi dopo tanti anni ho ritrovato una umanità e una forza nuove, per questo nello spettacolo non c'è un approccio dogmatico, ma si parla del personaggio storico, rivoluzionario, di Cristo». Delbono è più attento all'umano che al divino: «Cristo era un ribelle del suo tempo, ha cambiato il mondo: accusava scribi e farisei ed era contro la finta morale. Io qui cerco di portare il mio punto di vista, per questo mi occupo dei 4 vangeli classici: alla fine penso ne esca una lettura diversa, una evidente umanità». La versione musicata com'è? «A Zagabria con l'orchestra abbiamo trovato un certo equilibrio e anche a Bologna abbiamo individuato un cammino comune tra attori e musicisti. Ma anche senza orchestra, in Svizzera e a Roma, il teatro era pieno». E ora Modena. «La vostra è una città particolare che mi rilassa perché è a misura d'uomo ed è un luogo che muta spesso. Spero molto nel pubblico giovanile anche se mi rendo conto che non faccio spettacoli facili. Ma qui penso che i giovani possano ritrovare la rabbia e la voglia di essere contro: credo che nei teatri occorra portare anche lo sconvolgimento, opponendosi a certe famiglie religiose. Sono tutti argomenti che si affrontano da soli, dopo la scuola, quando certi argomenti sono di attualità. Pensiamo solo al discorso dell'umanità legata al tema odierno dei rifugiati». In scena con Delbono ci sono Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Vlasta Ramljak, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Nina Violi, Safi Zakria, Mirta Ze?evi? e si segnala la partecipazione nel film dei rifugiati del Centro di Accoglienza “Piam” di Asti. Le musiche originali sono di Enzo Avitabile, le scene di Claude Santerre, i costumi di Antonella Cannarozzi e il disegno luci di Fabio Sajiz. Sabato alle 17 presso lo Storchi Pippo Delbono incontra il pubblico, insieme alla studiosa Silvia Mei.
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