Gazzetta di Modena

L’arte “danza” con Adriano

di Michele Fuoco
L’arte “danza” con Adriano

Al Centro Studi Muratori, da domani, mostra di Boccaletti

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MODENA. Figure che sembrano ubbidire, nei movimenti, ad un perenne stato di passione e di trasporto, di amabile leggiadrìa e di bellezza: tutte dedicate alla danza le opere di Adriano Boccaletti (1936 - 2002) esposte, da domani alle 17, al Centro Studi Muratori. Un tema al quale l'artista di Novi ha lavorato, a periodi alterni, dal 1987 al 1995. Un fascino particolare recano le movenze, i gesti delle danzatrici e dei danzatori, di cui l'artista mantiene viva l'intima tensione di eleganza e di armonia con un colore corposo che si edifica sulla tela, sulla carta, sul rame, sulla creta come passione conoscitiva. I dipinti e le sculture ceramiche acquistano una fragranza espressiva in una sazietà di forme che esaltano i ritmi vitali delle diverse creature, capaci di manifestare una pienezza anche emotiva, una spontanea sensualità, talvolta impetuosa, genuina e continua. Si passa da “Sylphide” per ricordare il famoso balletto dal carattere romantico, a Semiramide, leggendaria regina assira, e ad altri personaggi, che mettono quasi a nudo il corpo per stabilire anche un rapporto con la natura, avvertita come presenza elementare, con cui manifestare gli stessi palpiti. Il piacere dell'invenzione scenica si accende di continuo. E per dare la dimensione di un mondo tanto vario che la danza sa esprimere è necessario allargare il ventaglio delle tecniche generatrici. Per questo l'artista passa dalla pittura ad olio, agli smalti, ai pastelli e alla materia povera che nutre quattro bassorilievi, mattonelle dipinte al terzo fuoco, maioliche a tutto tondo. Una materia che concretizza nella struttura plasticamente forte un movimento, ma pure un sentimento, una emozione, un'aspirazione. Il che evidenzia la capacità dell'artista (diplomato in decorazione pittorica all'Istituto Venturi, dove gli è stato maestro Luigi Spazzapan; e insegnante di educazione artistica nella scuola media) di confrontarsi con i vari modi di operare, arricchiti anche dall'esperienza nel 1984, nel campo della procellana presso il Centro di Ceramica sperimentale di Kecskemét, grazie ad una borsa di studio del governo ungherese. Silvia Manicardi parla di «uno spettacolo sublime di anarchica semplicità. Tutti possono godere della gioia immensa di osservare il colore che racconta la bellezza di un corpo che si esprime danzando». Mostra aperta fino al 28 febbraio, dalle 16.30 alle 19.30. Chiusura: lunedì e martedì.

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