Gazzetta di Modena

Al Michelangelo di Modena maestri dell’arte per Elisir d’amore

Al Michelangelo di Modena maestri dell’arte per Elisir d’amore

Anche quadri di Gino Covili per la scenografia dell’opera diretta da Eddy Lovaglio che viene rappresentata domani, domenica 7 febbraio, alle 17 al teatro Michelangelo di Modena. Coro e orchestra diretti dal Maestro Lorenzo Bizzarri

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MODENA. Un grande affresco farà da scenografia all’Elisir d’amore, domani alle 17 al Michelangelo che quest’anno ha voluto aprire le porte alla lirica con produzioni di successo e con allestimenti inusuali. Dopo il consenso di pubblico per “Il Barbiere di Siviglia” del 20 dicembre scorso, si preannuncia dunque un “Elisir d’amore” tutto da gustare: l’opera di Gaetano Donizetti è tra le più conosciute, sia per il brano “Una furtiva lagrima” che per l’inventiva melodica che riesce a far amare quest’opera fin dalle prime note. La produzione, firmata Parma OperArt, si avvale della regia di Eddy Lovaglio che ha previsto appunto di raccontare il mondo contadino, di cui narra l’opera, attraverso la tavolozza dei colori di alcuni dei pittori più rappresentativi come Van Gogh, Pieter Bruegel e anche di un autore dell’entroterra modenese: Gino Covili.  

Questi gli interpreti: il tenore Spero Bongiolatti (Nemorino), soprano Tania Bussi (Adina), baritono Carlo Morini (Belcore), basso Luca Gallo (Il dottore Dulcamara), soprano Sun Yi (Giannetta); Coro Quadriclavio e Orchestra “Cantieri d’arte” diretta dal Maestro Lorenzo Bizzarri.

«Ritornare al Michelangelo dopo il successo del Barbiere di Siviglia - spiega la regista Eddy Lovaglio - è una bella esperienza. Il pubblico ha apprezzato molto il nostro debutto come anche quello del teatroMichelangelo e della sua scelta di aprire all'opera».

L'Elisir d'amore viene considerata una delle opere più giocose di Donizetti.

«Più giocosa perché è un’opera molto divertente, piacevole, di facile fruizione da parte del pubblico».

È un'opera che è piaciuta subito grazie all'inventiva melodica donizettiana che sposa a meraviglia la vena buffa.

«Sì. È una storia d'amore tra due persone semplici in un villaggio di contadini. È l'amore tra Nemorino e Adina ma nessuno dei due vuole confessarlo. C'è una vena romantica che si evince dalla romanza “Una furtiva lagrima” che si sposa molto bene con la vena buffa che la rendono sin da subito un'opera accattivante».

La scenografia è costituita da un affresco particolare con opere di alcuni pittori che hanno raffigurato la realtà contadina. Tra questi anche Gino Covili.

«Ho avuto il piacere di conoscere la famiglia Covili e conosco i quadri di Gino che ha rappresentato la realtà contadina in modo splendido. Ha caratterizzato i personaggi su quello che ruotava attorno al lavoro. Chi meglio di lui poteva raffigurare questa storia. Insieme a lui altri grandi pittori come Van Gogh e Bruegel. Mi è sembrato molto bello mettere in scena la tavolozza di colori che offrono questi pittori per poter narrare la storia donizettiana. Anche perché il teatro Michelangelo non offre molte possibilità di fare grandi allestimenti e abbiamo cercato la soluzione nella semplicità, come d'altronde rispecchia l'opera».

Cosa si può fare per avvicinare i giovani alla lirica?

«Sarebbe una bella cosa perché la formazione del pubblico è molto importante in quanto il teatro lirico deve continuare. La formazione dovrebbe già avvenire in ambito scolastico ma poi bisogna portare i bambini a teatro per farli appassionare e farli anche partecipare agli incontri che si fanno sugli spettacoli. Ma anche il pubblico adulto può avere un ruolo fondamentale per diffondere la lirica».

Nicola Calicchio

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