“Cancun” al Michelangelo di Modena: «Col sorriso esploriamo il senso della vita»
Mariangela D’Abbraccio spiega la commedia di Galceràn di cui è protagonista e che va in scena al teatro Michelangelo di Modena: «Una trama dal sapore vagamente giallo con cambi di ruoli e un finale aperto»
MODENA. “Cancun” è lo spettacolo di Jordi Galceràn che va in scena al Teatro Michelangelo da stasera 9 febbraio a giovedì 11 febbraio (alle 21.15) per la regia di Marco Mattolini e interpretato da Mariangela D’Abbraccio, Blas Roca Rey, Augusto Fornari e Nicoletta Della Corte. Si tratta di una commedia dagli aspetti comici e surreali sulle relazioni e i desideri inconfessabili dell’amore coniugale. Due coppie di amici vanno in vacanza a Cancun, meta perfetta per celebrare oltre vent’anni di amicizia. Tutto sembra a posto all’arrivo: Francesca e Giovanni con Laura e Paolo si godono il paradiso che li accoglie, in un ambiente naturale da favola, ma festeggiano forse con troppe bollicine il loro arrivo. L’ebbrezza infatti porta a rivelare dei segreti che sarebbe stato meglio restassero tali, rendendoli consapevoli che le cose in passato sarebbero potute andare in maniera diversa. Ma se la vita nella quale si erano riposte tante aspettative si è rivelata meno bella del previsto, cosa può succedere? E se i desideri più inconfessabili per uno strano gioco del destino si potessero realizzare?
«L'amore coniugale è un tema che si ripete spesso nei testi teatrali - spiega la protagonista Mariangela D'Abbraccio - Molto tempo fa si sono incrociati dei destini che potevano anche prendere una strada diversa. Si vuole dimostrare che un piccolo gesto può cambiare l'esistenza. E quando vengono fuori certi segreti la vita non è più come quella che hai vissuto fino a quel momento. Una grande commedia scritta da un grande autore».
Uno spettacolo che porta a riflettere sulle proprie possibilità, magari con il sorriso.
«È proprio così. Mentre ridi ti rendi conto che stai esplorando la tua vita. La regia è costruita proprio sul fatto di far riflettere chi assiste allo spettacolo, strappando anche sorrisi. È una commedia intrisa anche di giallo perché alla fine non si riesce a capire se sono io in un'altra dimensione o loro in un altro mondo».
Come si è calata nel suo personaggio?
«Mi è piaciuto subito perché, leggendo il copione, mi sono accorta che il mio ruolo rivelava un crescendo di situazioni differenti. Cambia molto drammaticamente perché alla fine succedono tante cose e si accorge che parte della vita vissuta non le appartiene più. Neppure i figli al telefono riescono a capire questo cambiamento. Ho fatto un po' fatica a comprendere l'intreccio perché Galceràn scrive cose di libera di interpretazione, senza chiarire certi aspetti. Il finale è molto aperto e sospeso».
La commedia è stata apprezzata prima in Francia e poi in America.
«Ai francesi e agli americani è piaciuta. Anche da noi sta destando interesse e ce ne rendiamo conto ogni sera di più».
Ha lavorato a teatro, cinema e televisione. Dove si trova meglio?
«Sicuramente al teatro anche se mi trovo bene in tutte le cose che faccio. In teatro c'è un lavoro più specifico nell'approfondire i personaggi. Il cinema e la televisione forse lasciano un'impronta più indelebile nel tempo».
Lei ha già avuto modo di lavorare a Modena. Cosa apprezza di più della nostra città?
«È un luogo molto bello come tutta l'Emilia Romagna. È una città civile che ti accoglie bene. Purtroppo noi attori quando andiamo nelle città lo facciamo in tutta fretta e vediamo solo gli alberghi e i teatri. Mi piacerebbe una volta tanto venire a Modena per visitarla da turista».
Nicola Calicchio
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