Gazzetta di Modena

Il "fenomeno ORK" fa tappa all'Off di Modena

Gli ORK sul palco dell'Off: qui  Lorenzo Esposito Fornasari aka Lef
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Gli ORK sul palco dell'Off: qui Lorenzo Esposito Fornasari aka Lef

Stasera, 9 febbraio, dalle 22, il supergruppo ORK terrà un concerto all'Off di Modena. Dietro ogni band c'è una storia, una geografia, qualcosa di particolare da raccontare. Ma per alcune band le storie e le...

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MODENA. Stasera, 9 febbraio, dalle 22, il supergruppo ORK terrà un concerto live all'Off. Dietro ogni band c'è una storia, una geografia, qualcosa di particolare da raccontare. Ma per alcune band le storie e le geografie sono molteplici e allora diventa più complicato scegliere da dove cominciare. Gli ORK sono formati da Lorenzo Esposito Fornasari Lef, già con Obake e Berserk e compositore dell’opera “Saga” di Lindo Ferretti, Carmelo Pipitone, funambolica chitarra dei Marta Sui Tubi, Colin Edwin, bassista dei Porcupine Tree e Pat Mastelotto, batterista e percussionista dei King Crimson. “Inflamed Rides” è l'esordio degli ORK sulla lunga distanza, uscito lo scorso ottobre, autoprodotto anche grazie a una fortunata campagna crowdfunding su Musicraiser e con la distribuzione europea a cura di Cargo UK. Il tour, iniziato il 3 febbraio con un doppio sold out sta toccando città importanti come Roma, Milano, Londra e stasera anche Modena.  Ecco cosa ci ha detto Lef alla vigilia della tappa modenese.

Il tour è iniziato il 3 febbraio con un doppio sold out. Ve lo aspettavate?

«Sinceramente non sapevamo cosa aspettarci, essendo il primo tour di una band nuova al primo disco. Non avevamo idea di che tipo di pubblico andavamo ad incontrare ed è stata una grande sorpresa, perché iniziare un tour che finirà il 24 febbraio con un abbraccio del genere è stato meraviglioso».

Conoscete Modena e se sì cosa apprezzate?

«Io e Carmelo abitiamo a Bologna quindi la conosciamo molto bene. È una città che ci piace parecchio e di cui apprezziamo molto la cucina».

Siete tutti musicisti con una carriera pluriennale musicale di successo alle spalle. Nonostante questo avete deciso per gli ORK di appoggiare la logica dell'autoproduzione e del crowdfunding, perché?

«Questo progetto è nato in un modo istintivo. Tutto il processo di registrazione dei brani, di arrangiamento e di produzione lo abbiamo curato noi al 100 % e ci sembrava che questa fosse la soluzione migliore per mantenere viva quell'istintività che ha dato vita al progetto. E così è stato. Premetto che si è trattato di un lavoro molto faticoso perché registrare e mixare il disco è solo il 50%, l'altro 50 consiste nel mantenere i rapporti con il pubblico che ci ha seguito fin da subito, rispondere alle domande riguardanti l'uscita del disco, mantenere i rapporti con i giornalisti che ci contattavano. Sì, lo consiglierei al 99% delle band emergenti, perché ritengo sia un'esperienza che chi lavora in questo campo dovrebbe fare almeno una volta».

Com'è lavorare con Pat e Colin? Come vedono i musicisti stranieri e la musica italiana?

«Io Pat e Colin abbiamo già fatto parecchi dischi insieme. Colin suona con me negli Obake, quindi è stato abbastanza semplice coinvolgerli nel momento in cui io e Carmelo avevamo una traccia di voce, chitarra e basso. Direi che il loro punto di vista sui musicisti italiani e sulla musica nostrana è limitato ai musicisti con i quali collaborano. A parte i nomi pop che arrivano in tutto il mondo, ci sono alcuni progetti che cominciano a farsi conoscere anche Oltreoceano ma se il musicista italiano non va all'estero è difficile che il resto del mondo lo conosca. Abbiamo suonato la settimana scorsa a Londra e c'erano con noi gruppi italiani quali Zeus e Zolle che sono punte di diamante della musica italiana, almeno dal nostro punto di vista». (n.c.)

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