“Hikikomori”, i nuovi eremiti. A Modena una mostra e uno spettacolo
A Modena venerdì 12 febbraio la rappresentazione teatrale del lavoro diretto da Vincenzo Picone. Sabato 13 febbraio apertura dell’esposizione col fotografo Jodice e la sociologa Pellegrino
MODENA. Il fenomeno è diffuso in Giappone, ma sta purtroppo prendendo piede, da cinque anni, anche Italia e in tutta Europa. Parliamo dello “Hikikomori”, cioè dello “stare in disparte”, del “ritirarsi” in se stessi, come accade, secondo lo psicologo giapponese Tamaki Saito, a circa un milione di ragazzi nipponici, tra i 16 e i 25 anni, che rifiutano qualsiasi tipo di rapporto con il mondo esterno.
Un fenomeno che ha interessato il giovane regista siciliano Vincenzo Picone, operante tra Bologna e Parma, impegnato a portare in scena “Hikikomori. Metamorfosi di una generazione in silenzio”, lo scorso anno a Parma, con Fondazione Teatro Due, e da sabato 13 febbraio a Modena, grazie a Ert, presso la Sala grande di Palazzo Santa Margherita, dove vengono presentati un film e una serie di fotografie di Francesco Jodice che da tempo affronta questo inquietante problema di “inconsapevole e nuovo eremitismo collettivo”.
Arti visive e teatro riescono a stabilire una stretta relazione in un progetto comune di Ert Fondazione e Galleria Civica. «Un progetto dalle diverse valenze che mette sotto i riflettori - dice l'assessore alla cultura Cavazza - ciò che sta succedendo nella nostra società, facendo riflettere sul fenomeno della comunicazione impossibile». Se la mostra è aperta, fino al 21 febbraio, sabato e domenica dalle 10.30 alle 19, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 18, lo spettacolo avverrà venerdì e sabato 12 e 13 febbraio alle 21 (ingresso 12 euro), e da lunedì a venerdì della prossima settimana alle 11, quando spettatori saranno gli studenti (ingresso 9 euro) delle scuole superiori.
«Noi lavoriamo - sostiene Luigi Pedroni, coordinatore della programmazione Ert - con i testi classici, ma è bene procedere con “innesti” che riguardano le nuove generazioni, come ha messo in luce il ricco programma di “Carissimi padri”». Il tema è allarmante e ha bisogno di approfondimenti che saranno portati, già sabato alle 18, all’inaugurazione della mostra, da Jodice che presenterà il film, e dall'antropologa e sociologa Vincenza Pellegrino, dell'Università di Parma. Ma pure dal regista Picone che ha soggiornato un anno e mezzo in Giappone per rendersi conto dei desideri e preoccupazioni, della vita frenetica e del disagio dei giovani.
«Avevo già letto il libro “Hikikomori” del tedesco Holger Schober e desideravo approfondire queste situazioni angosciose, quelle crepe che determinano il ritiro dei ragazzi nella solitudine di una stanza, l'incapacità di agire nel mondo esterno, con il quale unico trait-d'union è internet. Due i protagonisti sulla scena: “H”, interpretato da Gian Marco Pellecchia, e la madre (Laura Cleri) che tenta di far uscire il figlio dal suo isolamento».
Lo spettacolo tesse un legame profondo con la mostra, fatta di «video e fotografie di ricerca di Jodice che dagli anni Novanta - evidenzia Daniele De Luigi, curatore della Galleria Civica - porta il suo lavoro ad indagare sul fenomeno di antropologia urbana, in 150 metropoli di cinque continenti. E nel novembre 2004 ha girato a Tokyo un film su questi casi e insieme abbiamo alcune fotografie della serie “What we want” realizzate in Giappone dalla fine degli anni Novanta che illustrano il contesto di questi fenomeni che emergono e fioriscono come disagio giovanile». Le circa 10 foto di Jodice sono state acquisite dalla Galleria Civica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
