Curreri: la nostra canzone Vasco non poteva cantarla
Il leader degli Stadio racconta l’emozione del Festival e l’incontro con il rocker Questa sera una canzone di Lucio Dalla. «Sarà un omaggio al nostro maestro»
SANREMO. È il quinto Festival di Sanremo per gli Stadio, emiliani doc, che tornano quest'anno sul palco dell'Ariston dove salirono l'ultima volta nel 2007 con il brano Guardami, ma Gaetano Curreri non nasconde che l'emozione è «ancora la stessa».
Curreri ma è vero che questo palco fa sempre paura?
«Sanremo è un posto che ti fa rivivere analogie. L'emozione e sempre quella, grandissima. Durante la prima serata (martedì, ndr) ho incrociato Laura Pausini mentre stava per salire sul palco. L'ho chiamata e lei si è girata e mi ha detto: Gaetano c'ho paura! E se lo dice la Pausini che ha calcato i palchi di mezzo mondo…».
Ogni volta vale la pena tornare però…
«Il Festival è un rito pagano, piace alla gente proprio perché è così. Se qualcuno lo vuole sconvolgere è la volta che casca male. Carlo Conti in questo è stato bravissimo: ha preso il meglio dell'essenza di Sanremo e l'ha portato alla massima espressione. Ha rimesso al centro di tutto le canzoni, come andava fatto visto che negli ultimi anni era diventato più un programma di varia umanità. La musica invece è importante».
Il vostro brano “Un giorno mi dirai” com'è nato?
«Insieme a Saverio Grandi e Luca Chiaravalli, autori insieme a me del brano, siamo partiti da un'idea che inizialmente doveva diventare una canzone per Vasco che però, quando l'ha sentita, mi ha detto: “Ma come faccio a cantare un testo del genere? Io non ho mai fatto rinunce, sono quello della vita spericolata. Predicare improvvisamente Ho rinunciato alla mia felicità per te non potrebbe essere credibile!”. Insieme abbiamo quindi deciso che la cantassi io. E la storia di questa canzone è cominciata così»
Un dialogo tra padre e figlia pieno di emozioni…
«Immaginate una ragazza intorno ai 30 anni che improvvisamente si trova a dover affrontare un dramma d'amore e chiede aiuto a un padre che, a sua volta , si scontra col dolore di una figlia che non si aspettava e allora, per mettersi al suo livello, deve andare a frugare nel cassetto della nostalgia dove ritrova tutto il suo passato con le scelte che lo hanno fatto soffrire. È in momenti così che un padre deve saper dimostrare a una figlia che non solo a parole lei è più importante di tutto. Nella canzone c'è una strofa che dice "ti ho voluto bene più di me". Io non sono padre ma sono circondato da storie di padri che per una figlia farebbero qualsiasi cosa, anche se non riescono a dimostrarlo sempre. Dirselo un po' di più forse farebbe bene».
Siete soddisfatti della vostra prima esibizione?
«È chiaro che possono sempre sorgere problemi quando si mettono tanti artisti su un unico palco, quando arriva l'ospite che ha un'altra esigenza. C'è sempre qualcuno che deve pagare gli inghippi che nascono perché magari un tecnico si dimentica di chiudere i monitor davanti e ricordarsi che tu hai gli auricolari e canti con l'air monitor, ma il professionismo che abbiamo messo insieme in questi anni ci permette anche di ovviare a queste cose e così abbiamo fatto martedì».
Stasera per la serata dedicata alle cover poterete sul palco un grande successo di Dalla.
«Canteremo La sera dei miracoli, sarà un ricordo speciale per Lucio che abbiamo deciso di preparare riunendo tutti gli Stadi - come ci chiama Vasco - anche quelli della prima formazione. Ci tenevamo a fare un bell'omaggio al nostro maestro : senza di lui gli Stadio non esisterebbero».
Dopo il Festival quali impegni vi aspettano?
«Da venerdì sarà nei negozi il nostro nuovo album Miss Nostalgia che presenteremo ufficialmente il 15 febbraio a Bologna. Poi da marzo partiremo con il tour che ci porterà in giro per tutta l'Italia. Ci saranno molte sorprese».
Curreri lei ha vissuto la sua infanzia tra Vignola e Zocca, dove è nata anche la sua amicizia con Vasco, cosa le ha insegnato questa terra?
«L'essenza dell'emilianità per me sta nella voglia di collaborare. Una delle caratteristiche che più amo delle zone da cui provengo è il gusto di cooperare. I nostri nonni ce lo hanno insegnato: il piccolo diventa più forte se si mette insieme a tutti gli altri e credo che sia questo l'insegnamento più bello che porto sempre nel cuore: insieme si lavora meglio e se sai circondarti di persone giuste ti diverti anche».
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