Teatro degli orrori all'Off: «Cantiamo l’Italia che non ha futuro»
Questa sera salirà sul palco dell'Off la band nata nel 2005, che presenterà i brani del loro ultimo album
MODENA. Sabato 13 febbraio salirà sul palco dell'Off il Teatro degli orrori, band nata nel 2005 da Pierpaolo Capovilla, Gionata Mirai e Francesco Valente, a cui poco dopo si è aggiunto anche il bassista Giulio Favero, che presenterà il loro ultimo album dal titolo omonimo, appunto "Teatro degli orrori". Dodici tracce che raccontano un'Italia che non cambia, vecchia e malandata ma con uno sguardo più ampio anche verso l'emarginazione e l'esclusione sociale, con uno stile pungente e grottesco, tipico della band. Un album vero, che rivela l'essenza del gruppo, una rabbia viscerale che da sempre contraddistingue la loro musica, un rock che in questo ultimo lavoro diventa più ricercato e innovativo grazie anche all'aggiunta delle tastiere di Kole Laca e alla chitarra di Marcello Batelli, da anni collaboratori della band, che con l'ultimo album sono entrati a farne parte ufficialmente. Il chitarrista Gionata Mirai ci svela qualche curiosità sull'ultimo album e sul lavoro della band.
Gionata, come lo definiresti il vostro ultimo lavoro?
«È un disco senza compromessi, un disco omonimo perché crediamo che il teatro degli orrori sia un buon titolo per un disco che parla della situazione attuale italiana perché è una fotografia su ciò che ci circonda, ovviamente non ottimista perché direi che non va tutto bene. E' un disco "difficilmente semplice" perché da suonare non è facilissimo mentre da ascoltare è abbastanza semplice, almeno secondo me. Ci sono molti tempi dispari, fila via tutto liscio come l'olio, ha un bel suono, diciamo che finalmente abbiamo una tastiera che si incastra perfettamente con il suono».
Avete lavorato molto con Kole Laca, alle tastiere e Marcello Batelli alla chitarra elettrica, ormai sono membri ufficiali della band...
«Si c'è stato un grande lavoro con gli ultimi arrivati, Marcello e Kole, ci avevano già seguito in tour qualche anno fa ma solo quest'anno con questo disco sono entrati in formazione a livello di composizione e mi fa molto piacere che si siano integrati e siano riusciti ad interpretare cosa era il teatro degli orrori e ad aggiungere qualcosa di estremamente coerente e positivo. Con loro abbiamo trovato una sintonia particolare, già dal vivo ci siamo divertiti un sacco ma anche a livello di composizione abbiamo passato tanto tempo a scrivere e riscrivere le chitarre».
Nell'album ci sono canzoni come "Lavorare stanca", "La Paura", in generale si respira un clima di denuncia sociale ed in particolare verso un paese che è rimasto immobile e che continua ad invecchiare, c'è una via d'uscita?
«Siamo condannati finché decidiamo di esserlo, finché non capiamo che lo siamo, o cambia il tuo comportamento e ti rendi conto di certe cose, altrimenti perisci. Siamo a livello europeo il paese più vecchio. Se tu fai qualsiasi cosa a casa tua devi avere a che fare con dei cinquantenni e così non si va avanti, però tutto è possibile, vogliamo cambiare, facciamolo, io ci sto».
Infatti voi siete rimasti uno degli ultimi gruppi a raccontare questa faccia dell'Italia...
«Esatto, siamo uno degli ultimi gruppi che va in giro raccontando le proprie le idee senza raccontare frottole, quindi ci crediamo parecchio, peccato però vedere che negli ultimi undici anni in cui abbiamo girato l'Italia, questo paese non è migliorato per niente però noi facciamo il nostro mestiere, se non lo facessimo magari sarebbe ancora peggio».
Come prendono vita i vostri album?
«Ogni disco ha una genesi diversa, non sono tutti uguali, un po' sono idee di Giulio che è un vulcano e riesce a dare un input iniziale e le rifiniture finali al suono del teatro, crea il sound del gruppo, è anche il produttore. Ci sono canzoni che vengono concepite in qualche giorno, c'è molto affiatamento».
Infatti ormai è 11 anni che lavorate insieme...
«Dal 2005, in realtà si scopre sempre qualcosa in più, ogni disco è un modo per imparare, come anche le idee, ne spuntano sempre di nuove e diverse».
Ultimo album acquistato o ascoltato?
«Ho fatto un piccolo tour con un cantautore di Mantova, si chiama Mèsico e ha fatto un disco di cantautorato di chitarra e voce e ti dico che la cosa più carina che ho ascoltato nel 2016 è proprio lui»,
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