Gazzetta di Modena

Battiato e Alice, una magia che ha incantato Carpi

di Serena Arbizzi
Battiato e Alice, una magia che ha incantato Carpi

Oltre due ore di musica ed emozioni, a partire da “L’era del cinghiale bianco” a “Cuccurucucu Paloma” cantata assieme al pubblico, ai “Treni di Tozeur”

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CARPI. “Per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità” al Teatro comunale. Difficilmente gli spettatori dell’anteprima nazionale di sabato, che ha riportato sullo stesso palco Franco Battiato e Alice, potranno dimenticare una serata così magica ed emozionante.

Un teatro comunale “sold out” da mesi ha abbracciato il cantautore di Ionia e Carla Bissi, in arte Alice, dall’inizio al termine delle due ore abbondanti di esibizione. Il duo ha ricambiato il calore con un regalo con ogni nota e ogni singola parola per uno spettacolo denso, che non ha lasciato spazio a inutili retoriche nostalgiche ma che vuole trasmettere il messaggio: sì, è passato tanto tempo da quel 1984, quando Alice e Battiato hanno proposto insieme all’Eurofestival “I treni di Tozeur”, ma il trascorrere degli anni è stato un arricchimento e si può essere felici anche con qualche lustro in più sulle spalle.

Proprio quello che sembra trasmettere la locandina del tour, su cui campeggia una foto del 1984 di Franco e Carla, ricoperta da un velo di inchiostro nero a simboleggiare la sovrapposizione dei decenni, da allora a oggi. Ed ecco che l’arrangiamento risuona incalzante e maestoso, grazie all’orchestra ricchissima di elementi, per annunciare il primo brano. È “L’era del cinghiale bianco” ad aprire la serata. “Buonasera a tutti amici e non” è il saluto rivolto dal maestro, prima del misticismo de “Lo spirito degli abissi” e ondeggi tra le note di “No time, no space”, e tra le epoche, con “Shock in my town”. “Povera patria” domina la scena, mentre ci si tuffa nel languore del romanticismo più puro ma mai stucchevole con “La canzone dei vecchi amanti” che catapulta in un’altra dimensione, lontana dalla tradizione del melenso presagio di San Valentino che incomberà tra poche ore.

Poi, Battiato decide di fare un omaggio al cantautore e bassista, protagonista del rock psichedelico e progressivo Claudio Rocchi, scomparso nel 2013, con “La realtà non esiste” ed è qui che arriva Alice. Scatta consecutivo il duetto su “Tutto l’universo obbedisce all’amore” e si scivola in scioltezza sulla “Prospettiva Nievsky” dove Battiato non incontra Stravinsky, come recita invece il brano, ma le note della voce pulita e ancora incantevole di Alice. Seguono i brani intonati solo da Alice, con sei pezzi che cantano dell’amore cosciente, della coscienza dell’amore e della sofferenza d’amore. “Ti ringrazio Franco per questa gioia meravigliosa del tour”: sono le parole di Carla che con “Per Elisa” raggiunge quasi la standing ovation. Il pubblico rivuole il duetto, ma Battiato entra in scena da solo per interpretare grandi classici come “La cura”, seguita da “E ti vengo a cercare”: poco importa se quest’ultima sia dedicata a Dio o a una donna. L’effetto è assicurato sul pubblico che accorre sotto il palco per acclamare il maestro. “Sei bellissimo” gli grida una ragazza, mentre un altro partecipante lo invita al gesto scaramantico dopo l’augurio di continuare a cantare per sempre di una fan. “Rimaniamo entro i limiti” risponde Battiato, incassando applausi su applausi. Anche quando su “Cuccuruccuccu Paloma” il maestro perde il filo e per qualche istante non canta a causa degli arrangiamenti ancora troppo nuovi. Ci pensa il pubblico a coccolarlo, intonando a gran voce le parole e trasformando in una splendida jam session il Comunale. Il teatro trabocca d’entusiasmo con il cavallo di battaglio, attesissimo: il pubblico sale su “I treni di Tozeur” come se il tempo non fosse mai passato da quel 1984. Così lontano, ma così vicino.

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