Curreri: «La vittoria? Vasco l’aveva prevista»
Il leader degli stadio: «Andava in giro con la nostra canzone e la faceva ascoltare dicendo: questa al festival arriva prima»
SANREMO. Qualche giorno fa Gaetano Curreri lo aveva detto: «La mia terra mi ha insegnato che stando insieme si lavora meglio», ed è stata proprio l'unione a fare la forza per gli Stadio che da questo 66esimo Festival di Sanremo tornano carichi di premi e di emozioni.
Il loro decollo è iniziato giovedì sera quando con un omaggio all'amico Lucio Dalla hanno conquistato il primo successo (quello per le cover) tra commozione e applausi circondati dai compagni di viaggio della prima ora Ricky Portera e Fabio Liberatori. A quel punto la felicità era già nell'aria, ma gli Stadio non si sono certo crogiolati sugli allori e hanno proseguito la loro gara raccogliendo passo dopo passo un crescendo di consensi che li ha portati dritti sul podio. Un podio che per Gaetano Curreri, Andrea Fornili, Roberto Drovandi e Giovanni Pezzoli rappresenta quasi un sogno, visto che storicamente alla band emiliana il Festival non aveva mai portato tanta fortuna. Due ultimi posti, un penultimo e un quinto, con "Allo stadio", "Canzoni alla radio", "Lo Zaino" e "Guardami".
La loro partecipazione di quest'anno, su cui sono stati fortemente indecisi, è arrivata con la canzone che lo scorso anno Conti aveva bocciato. Quest'anno "Un giorno mi dirai" (testo di Saverio Grandi, musica di Luca Chiaravalli e di Gaetano Curreri) era la canzone vincente. Una canzone che inizialmente era stata destinata a Vasco Rossi, amico fraterno di Curreri che con lui ha condiviso fin dai primi anni la passione per la musica e il sogno di farne una professione.
Cresciuti fra Vignola e Zocca, Vasco e Curreri sono da sempre legati da un sodalizio che li ha portati a "partorire" hit del calibro di “Rewind”, “Ti prendo e ti porto via” e “Un senso” e a firmare pezzi che hanno regalato successi a Patty Pravo, Irene Grandi, Laura Pausini e Noemi. Ed è arrivato proprio dal komandante uno dei primi in bocca al lupo alla band con uno dei suoi celebri clippini divenuto in poche ore virale sul web. E il primo a telefonare bella notte per complimentarsi.
«Era davvero felice per noi - racconta Curreri - Vasco non solo ci ha sostenuti in questi giorni, ma è anche stato il primo, mesi fa a dire che quest’anno avremmo vinto il festival - racconta Gaetano Curreri - Anzi, quando gli ho fatto sentire il pezzo. Non solo ha profetizzato: “Vincerete” si è preso la mia copia originale del brano e l’ha fatta sentire a chiunque incontrava dicendo: “Questo è il brano che vincerà Sanremo...”»
Ora la profezia si è avverata e Curreri si è trovato anche da risolvere un problema di falegnameria.
«Già - racconta ridendo dopo la vittoria - Con Vasco negli studi bolognesi condividiamo una bacheca dove collochiamo tutti i trofei che in tanti anni di carriera abbiamo collezionato... Mai e poi mai avrei pensato di arrivare a posizionare sulla bacheca questo trofeo. Solo che quest’anno ne abbiamo vinti addirittura 4 qui a Sanremo. Quindi c’è da fare un bel po’ di spazio. Dovremo chiamare un falegname...»
Vasco non è stato però l'unico amico a sostenerli in questo viaggio. Stima e affetto sono arrivati anche da Carlo Verdone, Toto Cutugno, Fausto Leali, Luca Barbarossa e tanti altri che sui social hanno manifestato il loro appoggio.
Forte più che mai, per Curreri e compagni, è stata anche la presenza "nascosta" di Lucio Dalla come ha raccontato lo stesso Gaetano: «La prima sera ho avuto un problema tecnico: mi si sono alzati i volumi. Ma dalla sera delle cover siamo tornati Stadio, ossia una band che fa musica da 35 anni, che canta e suona belle canzoni. Siamo tornati noi. Evidentemente mi è arrivata una zoccolata. Mi spiego. Quando suonavo per Dalla alla tastierista e sbagliavo, al primo errore venivo ripreso, al secondo mi arrivava una zoccolata. Alla terza, andava ancora peggio: Lucio mi tirava il suo paio di chiavi, quello con la croce di San Domenico, addosso».
Sul primo posto del podio, nella notte dei miracoli, c'è spazio anche per ricordare un altro maestro degli Stadio: il poeta Roberto Roversi. «Noi siamo innamorati della musica, per noi la musica è tutto - ha detto Curreri - E attraverso la musica abbiamo trovato e celebrato il nostro legame. Siamo legati a quello che siamo. Ci voltiamo indietro, ma guardiamo sempre avanti. E senza malinconia. Ce l'ha insegnato Roberto Roversi quando ci diede le parole per "Chiedi che erano i Beatles"».
Insomma, ancora una volta, a fare la differenza per gli Stadio è stata la loro semplicità, il tratto indelebile che unisce il loro passato fatto di gavetta e momenti non sempre facili a un presente che celebra finalmente la loro carriera lunga 35 anni e che riparte da qui, dalla vittoria al Festival, e da un nuovo album in uscita, “Miss Nostalgia”, che li porterà in tour nei prossimi mesi a fare quello che agli Stadio piace di più: «Siamo una band on the road - ha specificato Curreri a poche ore dal premio - Viviamo di palco e concerti. Per noi suonare è la forza di stare assieme».
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