Gazzetta di Modena

A Modena arriva “Psychiatric Circus” un po’ buskers, un po’ attori

A Modena arriva “Psychiatric Circus” un po’ buskers, un po’ attori

Un originale spettacolo circense che ha come ambientazione una clinica «Un inno alla fantasia e al talento». Dal 25 febbraio in via Divisione Aqui

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MODENA. Arriva a Modena “Psychiatric Circus”, uno spettacolo irriverente tra teatro e circo.  Dal 25 febbraio al 13 marzo in via Divisione Aqui, nell'area riservata agli spettacoli viaggianti (vicino al Palapanini).

La serata che non ti aspetti ma che rende lo spettacolo ancora più appetibile. Questo è: “Psychiatric Circus”, uno spettacolo che si ispira alle suggestioni del Cirque du Soleil, con tinte più forti.

L'idea di questo nuovo show nasce dalla mente delle famiglia italiana Bellucci-Medini, da sempre nel mondo dello spettacolo e in continua ricerca di modi diversi di fare arte.

In una ambientazione scioccante tra letti d'ospedale e uomini in divisa è facilissimo imbattersi negli abitanti della clinica che cercheranno di stabilire un contatto con voi. Vi abituerete subito alla loro presenza. La storia e ambientata in un  manicomio cattolico di Bergen gestito da Padre Josef direttore della struttura dall’aria inquietante, un padre padrone incastrato nelle storie dei suoi pazienti. Lo spettacolo si muove tra scene forti (è vietato ai minori di 14 anni), spettacolari numeri circensi con giochi di incastri tra acrobatica al suolo e al trampolino, verticalismi, contorsionismo e folle comicità.

«Noi crediamo – spiega Sandy Medini – che il rispetto non imponga di evitare di affrontare temi scottanti come la pazzia. Essere irriverenti talvolta è un modo per sollevare questioni, scuotere, accendere l'attenzione su un mondo che in modi diversi ci appartiene. Ognuno ha la propria follia dentro di sé... Per noi questo spettacolo è un modo per dire che anche le persone che noi mettiamo fuori dalla società, a cui attacchiamo l'etichetta di “diverso”, possano avere, e spesso hanno, sensibilità e talenti. Noi parliamo di tutto questo usando la chiave del divertimento e dell'intrattenimento. L'umorismo è uno strumento eccezionale per scardinare certezze, ideologie e tabù».

  Quasi tutti gli artisti in scena non provengono però dalla tradizione del circo. Il perfido «direttore del manicomio», Gianni Risola, era tecnico al teatro Petruzzelli di Bari, la sua città natale. Arriva dal teatro di strada anche il domatore pazzo Raffaele Rizzo di Como. I due «matti» acrobati, Gergely e Zoltan, sono ungheresi e provengono dalla scuola di circo di Budapest. L’icona dei manifesti è il clown Daniel Capitanescu, fino a 4 anni fa odontotecnico, ora per amore artista circense.

Nicola Calicchio

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