Gazzetta di Modena

Francesco Marani, il colore degli affetti

di Michele Fuoco
Francesco Marani, il colore degli affetti

Cronache famigliari e racconti nel libro scritto dall’ex docente universitario

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MODENA. Cronache e racconti così ricchi di sentimenti e di riflessioni sono raccolti nel libro "Il colore del giorno" di Francesco Marani (Book Editore, pp. 128, 14 euro), già professore ordinario di diritto civile all'Università di Modena e presidente di banca negli anni Novanta.

La parola attinge risonanze esclusive e intime soprattutto nella riscoperta del privato, del mondo semplice degli affetti familiari, nell'elevatezza dell'amore filiale. Pagine intense sono dedicate alla madre malata, con la quale Francesco vive un rapporto di tenerezza, ma anche di difficile comprenetrazione.

Un "rapporto, il più forte e insieme il più debole, perché non riesce e a penetrare nella carne. A vederti soffrire odio il mio corpo sano che procede regolare, banale, nelle sue funzioni. Il legame che ci unisce è così esile, che nemmeno un piccolo dolore fisico si diffonde, si comunica. Quando la tua mano trema nella mia solo la mia mente soffre: il tuo tremito al tatto non differisce da qualsiasi altra scossa estranea e indifferente. La carne è mendace, ottusamente chiusa e cieca...".

Ma lo scrittore rimane a contemplare quelle mani prigioniere del male, che "segnano giorno per giorno l'ansia dell'ore, sul fianco del letto sospese sull'orlo dell'abisso". Forte è il sentimento di impotenza di fronte all'inesorabile consumazione, non solo fisica, del corpo. Nessuna ribellione o grida di disperazione. La sofferenza le è ormai consueta, rassegnata.

Lo si legge nei suoi occhi e la scrittura si fa coerente con la caduca natura umana, acquistando il carattere di una preghiera sussurrata senza speranza.

La parola esperta e consapevole, che pure nella prosa diventa squisitamente lirica, si arricchisce di intime risonanze anche nei racconti, con la riuscita fusione fra il tono da favola, quasi candido, e l'arguto distacco dell'autore che scopre una sorta di sussulto del cuore della maestra nell'incontro con la primavera che le consente di "scavare per la strada del tempo".

E l'amore muove persino un funzionario comunale, di austera inflessibilità, che pur credendosi incapace di tradire sua moglie,viene folgorato dalla bellezza di un'altra donna in un insieme di lusinghe e di effusioni.

Allo scrittore piace il gioco di analisi, cogliendo i moti vari e fuggevoli dell'anima, ma non rinuncia in altri racconti ad incroci reali e immaginativi, sviluppando un'analisi di personaggi diversi: lo strano professore di ginnastica che ha costruito una tomba per seppellire i suoi fiori; il ragionier Purini con i suoi ricorrenti sogni, forse "diabolici"; l'architetto Milesius che, dopo il terremoto, progetta case, con porte e finestre dipinte sui muri; la professoressa Antonietta B. che informa gli studenti sulle regole della nuova scuola; il prigioniero che si fa voce dolorosa della sorte dell'uomo che va alla deriva con le cose. Il racconto muove in una forma di reinvenzione anche verbale che coniuga pensiero e immaginazione, nell'incontro tra memoria e coscienza.

E per evidenziare l'esemplarità di questi testi scritti da Francesco Marani nell’arco di sessant’anni - il primo è del 1954 e il più recente dello scorso anno - il critico Giorgio Barberi Squarotti parla di "racconti bellissimi e originali e maestrevoli".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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