Vita, opere e genio artistico di Prampolini il futurista
Nel volume di Andrea Baffoni viene ricostruita la storia del modenese espulso dal movimento per la lite con Boccioni e riammesso grazie a Marinetti
MODENA. «Enrico Prampolini nacque a Modena anche se da giovanissimo se ne andò e in città non sono rimaste sue tracce nonostante il nonno Alessadro fosse un noto scenografo. Fu però un artista fondamentale della prima metà del '900, fondò riviste e fu responsabile di mostre d'arte di Stato all'estero».
A parlare è Andrea Baffoni, caporedattore della rivista d'arte di Nonantola "Contemporart" e ricercatore dell'archivio Gerardo Dottori di Perugia, autore del volume “Contro ogni reazione. Enrico Prampolini teorico e promotore artistico”, edito da Lantana arte.
Baffoni perchè un libro su Prampolini (Modena 1894 - Roma 1956)?
«Feci su Prampolini la mia tesi di dottorato e presi a stadiare il Futurismo a Perugia, patria non solo del futurista Dottori, ma anche di Alberto Burri. Mi interessai quindi subito del polimaterismo che caratterizza certo Burri, ma anche Prampolini».
Chi era questo modenese?
«È stata una importantissima figura di raccordo, con un ruolo decisivo tra prima e seconda fase del Futurismo tra il 1910 e il 1920. Questa è un po' la parte centrale del mio volume, dove racconto il fatto che lui è stato per anni epurato dal movimento perché nel 1915 litigò con il vate del Futurismo Boccioni. Venne riammesso ufficialmente solo nel 1922, grazie a Marinetti e solo dopo la morte di Boccioni stesso. Il fatto è che questi considerava il giovane Prampolini troppo arrogante anche perché capace di realizzare prima di lui un manifesto sulle costruzioni».
Insomma, un grande artista il modenese.
«Già, pensiamo anche all'eropittura e al fatto che introdusse le poetiche artistiche degli anni '40, pensi che l'anno prima espone con lui anche Lucio Fontana con i suoi notissimi concetti spaziali. Era un artista vulcanico, ma non venne sostenuto molto dal mercato anche perché non molto prolifico e questo pesò sulla sua fortuna critica».
Com'è organizzato il libro?
«È diviso in 4 parti. Parto descrivendo della prima fase quando conosce i cubisti e i dadaisti, mentre nella seconda fase racconto ad esempio che fondò una casa d'arte e divenne direttore artistico di grandi mostre internazionali a Ginevra e a Praga. La terza parte riguarda la stagione dal 1922 quando con Marinetti, dopo la marcia su Roma, riprende le redini del futurismo. Infine mi occupo del biennio '24-'26 raccontando di quanto i futuristi erano snobbati dalla Biennale di Venezia che a loro dire era passatista. Poi ci andarono nel 1926 e l'anno prima furono alla importante Esposizione Universale di Parigi».
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