Allo Storchi di Modena va in scena "Prova" di Rambert
Laura Marinoni spiega “Prova” di Rambert in scena da domani 18 febbraio a domenica 21. «Un testo rivoluzionario che diventa una sorta di radiografia di anime e corpi»
MODENA. Arriva al Teatro Storchi da domani, 18 febbraio, al 21 “Prova” di Pascal Rambert con Anna Della Rosa, Laura Marinoni, Luca Lazzareschi e Giovanni Franzoni. “Prova” è la versione italiana di “Répétition”, lavoro che ha debuttato lo scorso autunno al Festival d’Automne di Parigi, e presentato in esclusiva italiana a Modena lo scorso ottobre a VIE Festival. Il lavoro è valso a Rambert il premio Émile-Augier dell'Académie Française (2015) oltre a una nomination come autore francofono contemporaneo al Premio Molière. “Prova” ha una struttura apparentemente semplice: quattro personaggi, due attrici uno scrittore e un regista, si trovano per provare un testo teatrale e da qui si innesta una deflagrazione, in cui si intrecceranno i piani della realtà e della finzione teatrale, dove il linguaggio diventa strumento di rottura di qualunque relazione e dove al centro di tutto sta l'esistenza umana, indagata e messa a nudo e filtrata attraverso lenti prospettiche diverse. Laura Marinoni ci ha parlato della sua esperienza in questa pièce.
Laura, ci porti dentro a questo spettacolo. Qual è la situazione?
«Siamo alla prova iniziale per uno spettacolo. I quattro personaggi sono un gruppo teatrale che lavora insieme da più di 20 anni e sono persone che hanno condiviso vita e arte. Improvvisamente una delle attrici comincia un'invettiva contro uno dei personaggi, Luca, che è il suo compagno di vita, e prima ancora di iniziare il lavoro artistico, tutto si sposta, sul piano privato. La scintilla è uno sguardo, una frazione di secondo, che lei coglie fra me e Luca. Da questa invettiva iniziale, a catena, nascono tragicamente le altre tre confessioni. Questi sono quattro sguardi diversi sulla vita, l'amore, il teatro, la verità e la finzione. Quattro esseri che improvvisamente si vedono andare all'aria il lavoro di vent'anni per una questione personale e riflettono sul senso di tutto questo».
Il testo di Rambert è molto particolare, manca anche la punteggiatura. Cha tipo di lavoro avete fatto col regista?
«Questo è un testo al contempo letterario e filosofico, e secondo me anche rivoluzionario perché usa un linguaggio molto particolare. Anche la scelta degli attori è stata fatta in modo molto inusuale. A quanto ha detto Pascal lui cercava dei corpi, il teatro è fatto di corpi, e lui che è anche coreografo si è messo nella condizione di creare un corpo a corpo degli artisti in cui non c'è nemmeno una sequenza definita di movimenti. Noi tutte le sere praticamente improvvisiamo, o comunque non ripetiamo, anche se il titolo originale è Répétition, che in francese vuol dire appunto prova. Abbiamo lavorato con lui, e questo è stato molto bello perché non è sempre scontato avere l'autore davanti a te, che ti segue e ti ascolta, con una direzione impercettibile; ci ha lasciato tanta libertà di essere, fare e dire come intendevamo noi, e si è creato un grande spirito di gruppo e di collaborazione fra di noi, che siamo fra l'altro, nella vita, storicamente colleghi e amici, e in qualche modo ci sono anche delle piccole coincidenze tra la realtà e la fantasia».
I vostri nomi reali corrispondono a quelli dei personaggi?
«Sì perché Pascal vuole creare una aderenza totale. C'è questa nudità dell'attore esposto, siamo vestiti con i nostri abiti, siamo illuminati dalle luci del teatro, non abbiamo scene non abbiamo musiche, non ci sono video, non c'è nulla. È una specie di grande radiografia dei corpi e delle anime e di tutto quello che succede. È come se il pubblico potesse spiare da un buco della serratura, non quello che succede tra le quinte, ma quello che succede su un palcoscenico quando non è ancora arrivato il momento della rappresentazione. In quei momenti si mischiano le vite, i problemi, i pensieri, le storie di quattro esseri umani con quelle dei personaggi che dovranno rappresentare. E dunque non si sa più quando chi parla è se stesso, o è il personaggio».
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