“Credi ai tuoi occhi” Quando sfioriscono il fascino e il potere
Debutta in prima assoluta al Teatro delle Passioni, lo spettacolo "Credi ai tuoi occhi", da un'idea di Gianni Farina e Consuelo Battiston
MODENA. Debutta in prima assoluta stasera (giovedì 18 febbraio), al Teatro delle Passioni, lo spettacolo "Credi ai tuoi occhi", da un'idea di Gianni Farina e Consuelo Battiston, in arte Menoventi, e prodotto da Ert Fondazione. In scena fino al 6 marzo, "Credi ai tuoi occhi" segna il ritorno a Modena di questa compagnia che ha dato prova di essere tra le più interessanti della scena contemporanea, con lavori originali e ironici come "Invisibilmente" e "In Festa" del 2010, o con rielaborazioni non scontate e intelligenti come "L'uomo della sabbia, Capriccio alla maniera di Hoffman" del 2011, caratterizzati da una matrice surreale e grottesca ma molto ben ancorata e armonizzata a tematiche contemporanee.
«Loro hanno idee e quando vengono le propongono in modo chiaro e semplice, sempre cercando di non farsi assorbire dalla macchina del teatro», ha dichiarato il direttore di Ert Pietro Valenti. Ora la ricerca si sposta su nuove strade: «Partiamo da un quadro espressionista, di Dix, dove c'è ironia dentro la ferocia, e questa è una connotazione del teatro dell'assurdo a cui rimaniamo fedeli – ha dichiarato Farina - così come manteniamo, rispetto al passato, un'interazione diretta con lo spettatore. Però questo lavoro è molto diverso dai nostri precedenti, stiamo cercando nuove forme».
"Credi ai tuoi occhi" è un lavoro che parte dalla suggestione di Consuelo Battiston sul quadro del 1925 di Otto Dix, che ritrae l'attrice enigmatica e "maledetta" Anita Berber: da qui nasce un'invenzione teatrale che attraversa temi legati alla moda, alla seduzione e al fascino, ma anche al ruolo della donna, alla sua capacità di presa nella società. «Cosa prova una donna che si rende conto di aver perso il suo fascino? Questo ci ha portato a una riflessione contemporanea sulla realtà, sull'apparire e sull'essere, e sul potere – ha precisato Farina - Il riferimento è al concetto di Goffman di "facciata", per cui il nostro apparire in pubblico è figlio di un artificio. La seduzione mette sempre in campo un artificio, si pensi al trucco, all'abbigliamento a un certo modo di parlare. E la moda è un escamotage tecnico, che abbiamo preso come esempio perché è una gabbia sociale con una voracità semantica da cui è impossibile uscire. È impossibile non emettere segnali sociali quando ci vestiamo».
Lo spettacolo non è una biografia della Berber, «importante – ha spiegato Farina – era tradurre scenicamente ciò che il dipinto racconta».
Il quadro di Dix raffigura una donna cinquantenne, ma la Berber aveva 26 anni all'epoca, con una inevitabile associazione al "ritratto di Dorian Gray". «Consuelo ha visto una donna che diventa consapevole di aver perso il suo potere di seduzione, ovvero il suo fascino – ha aggiunto Farina - Il fascino è legato etimologicamente alla fascinazione in senso rituale e magico, dunque c'è un sottotesto non dichiarato se non a livello musicale e visivo, che rimanda a un rituale magico che ci ha permesso di impostare una drammaturgia che tradisce la biografia della Berber, inventando una narrazione che non segue alcun riferimento». «Sono rimasta colpita dal rosso del quadro e dalla figura molto fiera della Berber. Parlando con le ragazze più giovani di me ho sentito una frase che mi ha colpito: "una donna quando invecchia perde il suo potere di seduzione e non ha più niente da dire". Mi sono trovata di fronte ad un'affermazione che cancellava anni e anni di emancipazione femminile», ha dichiarato Battiston, che ci lascia con un quesito interessante rivolto al pubblico «Quale sarà la reazione del pubblico? il punto di vista, anche delle donne, sarà comunque maschile o no?».
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