Guè Pequeno al Vox di Nonantola: nel mio “Vero” il “vero” hip hop italiano
Il rapper spiega l’ultimo disco e il tour che ha messo a punto con Giorgio Di Salvo «In scaletta il meglio dei miei tre album. Reunion con i Club Dogo? Per ora no»
NONANTOLA. Guè Pequeno arriva, alle 21 di oggi, 20 febbraio, al Vox Club per un concerto atteso e quasi sold out. Infatti, gli ultimissimi biglietti si possono acquistare tramite il circuito www.ticketone.it oppure dalle 20 di oggi direttamente alla cassa del locale. Ingresso 18 euro. La tournée fa seguito all'uscita dell’ultimo album “Vero”. Al termine del concerto la serata prosegue con Selecta, il meglio della urban music con i dj Emgi e Gma. Cosimo Fini, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Guè Pequeno, è un rapper italiano, ma ha fatto parte anche del gruppo Club Dogo prima di intraprendere una carriera da solista. “Vero Tour” è partito dall'Alcatraz di Milano il 28 gennaio. Rappresenta una specie di celebrazione perché l'album è tra i progetti rap con i migliori risultati di vendita e senza il sostegno delle radio e delle televisioni.
«Se non guardiamo ai talent l'album “Vero” è sicuramente tra i più venduti in Italia per quanto riguarda il rap. Io cerco di fare una musica rivolta più al mercato estero che a quello italiano, ma non sono io a decidere se andare in radio o in televisione. Se poi in Italia certa musica non passa nei net-work non è certamente colpa degli artisti. Quando però vendi dischi e fai sold out in quasi tutti i concerti, allora la soddisfazione è maggiore».
Hai definito “Vero” un disco pesante perché così dovrebbe essere l'hip hop.
«È musica esplicita, non per bambini come è diventato ultimamente in Italia. Ho preferito fare un disco senza censure che si avvicinasse il più possibile al mio genere musicale. Fin da piccolo mi sono innamorato di questo filone musicale è mi è piaciuto onorarlo con l'ultimo album».
È la tua risposta al rap italiano un po' provinciale?
«Ha tante cose brutte il rap italiano ma io ho fatto semplicemente quello che mi piaceva. Ognuno ha i suoi gusti, c'è libertà e tutti possono scegliere cosa fare».
In questo tour hai curato molto i particolari, tra cui i visual.
«Ho lavorarto con un artista importante come Giorgio Di Salvo. I visual sono stati realizzati appositamente per questa tournée ma anche l'aspetto musicale non è stato trascurato e sul palco ho una vera band».
È finita l'esperienza con i Club Dogo? Hai detto che ti sembrava di timbrare il cartellino.
«Non volevo certo dare un giudizio negativo al lavoro fatto con i miei compagni. Con i Club Dogo ho lavorato dieci anni realizzando sette dischi quindi, è normale che, dopo tanto tempo, un artista abbia voglia di fare una esperienza da solista per trovare nuove strade e nuove emozioni».
C'è possibilità di vedervi insieme in qualche occasione?
«Tutto è possibile. Vedremo come sarà il futuro. Intanto, abbiamo già scritto una bella pagina di storia nel rap italiano».
Come hai scelto la scaletta per questo tour?
«Ho fatto tre album da solista ed ho cercato di mettere insieme i pezzi più significativi, ma evidenziando di più l'ultimo disco. La scaletta è corposa ed ho cercato di accontentare tutti».
Nelle tue tournée il Vox Club è diventato un passaggio obbligato.
«Al Vox torno sempre molto volentieri perché è un club importante che nel corso degli anni mi ha dato sempre grandi soddisfazioni. Mi fa piacere ritornarci con questo nuovo tour perché porto uno spettacolo interessante. Ho lavorato tanto per realizzarlo anche per dare modo a chi non piace questo genere di riconoscere che è una cosa seria. Fortunatamente il pubblico, da Nord a Sud, mi segue sempre».
Nicola Calicchio
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