Gazzetta di Modena

«Il successo di Zalone e del suo “Quo Vado”? Una grande cultura»

di Valentina Corsini
«Il successo di Zalone e del suo “Quo Vado”? Una grande cultura»

Un saggio di Gianni Canova, docente di Storia del cinema sul clamoroso successo dell’ultimo film del comico pugliese

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MODENA. Il cinema è da sempre una grande lente d'ingrandimento sulla realtà, capace d'offrire attraverso le sue mille sfaccettature fatte d'immagini e parole, un'analisi chiara e precisa sul nostro quotidiano. C'è poi un genere in particolare, la cosiddetta “commedia all'italiana”, che ha saputo meglio di altri mettere in luce pregi e difetti, così come vizi e virtù, d'intere generazioni, dipingendo un ritratto più o meno veritiero di quelli che siamo, dei nostri usi e costumi, dei cambiamenti sociali in atto, il tutto grazie all'escamotage irriverente, a volte più amaro a volte meno, della risata. Una ricetta vincente della settima arte nostrana rimasta inalterata fino ai giorni nostri. Tempi moderni in cui il re indiscusso del “buon ridere”, campione d'incassi al botteghino a gennaio scorso con “Quo Vado”, è senza ombra di dubbio proprio lui: Checco Zalone. Cosa succede quindi quando si decide d'indagare in modo serio sul perché di cotanto successo? Semplice, ne nasce un libro, “Quo Chi”, che verrà presentato proprio domani, domenica alle 17,30, a “Buk Festival”, e di cui abbiamo discusso col suo autore, Gianni Canova, docente di Storia del cinema e preside della facoltà di Comunicazione della Iulm di Milano.

Come nasce l'idea del testo?

«Il libro nasce da una mia insoddisfazione personale data dalle tante cose che ho letto in merito a “Quo Vado”. L'intento è stato quello d'indagare più a fondo sul perché di un successo così grande di pubblico, cercando di superare certe considerazioni banali, viziate da troppo pressapochismo sociologico. Quasi otto milioni d'italiani sono andati nei cinema a vedere il film di Zalone, questo non succedeva dai tempi di Totò negli anni '50 o da quelli del primo Fantozzi degli anni '80. “Quo Vado” è stato ad un passo dall'eguagliare un colosso hollywoodiano come “Avatar”, quindi ho pensato che questa pellicola meritasse molto rispetto e un'analisi più approfondita, grazie alla quale ho scoperto che nasconde dentro di sé molta più cultura di quella che si pensa».

Un'analisi che riporta in dettaglio nel libro, insieme a tanti aneddoti curiosi…

«Ho cercato di dare al testo un taglio particolare, divertente, che unito alle parti più prettamente saggistiche, lo rendesse però alla portata di tutti. Scopri così che dietro ad un successo di massa come questo film, c'è la grande cultura del suo regista, Gennaro Nunziante, che una volta scoperto da bambino l'esistenza di Eduardo De Filippo, si è guardato in seguito tutte le sue commedie. Riporto poi gli aneddoti più divertenti che mi ha raccontato Zalone, come il fatto di essere assediato, insieme ai suoi genitori giù a Bari, dai “selfie”, da quell'affetto della gente che li costringe quasi a non poter più uscire di casa».

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