Buk 2016: «Piccoli editori, una vetrina che profuma d’eccellenza»
L’ideatore Zarzana traccia un bilancio delle nove edizioni della rassegna modenese
MODENA. «È considerata l'iniziativa di punta della piccola e media editoria, escludendo “Più libri più liberi” a Roma nel Palazzo dell'Eur, con 400 editori di cui una buona parte, come ho sempre segnalato, di fascia alta. Siamo primi come tipologia di vetrina del settore».
Non ha dubbi Francesco Zarzana quando descrive il primato della sua creatura, ovvero Buk, il festival da lui creato nove anni fa.
La soddisfazione più grande?
«La gioia di aver creduto nell’iniziativa su cui nessuno aveva fiducia quando nacque. Quando la proposi al Comune non mancò qualche sorriso, ma l'idea sembrava bella».
Chi ti ha aiutato?
«Il Comune si convinse e mi diede un aiuto finanziario. Ma alle prime edizioni le risorse erano quasi nulle».
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In che cosa è cresciuta la rassegna?
«È cresciuta nell'interesse di pubblico, di cui metà fatto di giovani. Per noi è vanto registrare un altissimo numero di visitatori (nel 2015 oltre 20 mila), pur non avendo scrittori famosi. Credo sia l’unica di questo tipo in Italia. Non abbiamo lo specchietto delle allodole, cioè quei tre o quattro personaggi che richiamano un certo numero di persone. Da noi c'è alle presentazioni di libri un costante afflusso di partecipanti che apprezza la qualità della piccola editoria».
Una sorta di appagamento in tutto questo o ci sono altri spazi di crescita alla quale Buk aspira?
«Cerchiamo di cambiare la formula ogni anno, creando incontri anche particolari. Subito dopo la chiusura di questa manifestazione vorremmo lavorare per il decennale con tappe di avvicinamento da fare in tutto l'anno in città, perché la notorietà sia più estesa nel territorio. Vorremmo lavorare un pò di più pure con le scuole».
Che funzione ha Buk per Modena?
«Tanti visitatori vengono da fuori città e spesso gli editori ci hanno chiesto l'aiuto di qualche volontario per i loro stand, per poter essere un pò liberi e visitare il centro storico».
Cosa ti ha spinto a creare questo evento?
«Una grande delusione, perché avevo pubblicato, nel 2005, il mio primo libro sulle leggi razziali del 1938, con un grande editore, Franco Angeli di Milano, che nulla fece per promuovere l'opera. Allora ho scoperto cose eccellenti, non presenti nelle librerie della grande distribuzione, fatte dalla piccola editoria con cui ho iniziato a pubblicare i miei libri. Come operatore culturale, ho avvertito l'esigenza di fare qualcosa per loro».
Quali iniziative hanno segnato Buk nel tempo?
«Sono orgoglioso che Buk sia diventato un luogo d'incontro di cose apparentemente lontane. Due edizioni fa ho fatto conoscere, con encomio da parte dell'ambasciata francese, la cultura basco-francese che punta sul teatro, danza e musica.
Inoltre, ho creato agli inizi di questa manifestazione uno spazio importante per i bambini che, dopo una pausa, riprende da quest'anno.
E ancora potrei aggiungere l'iniziativa, quattro anni fa, sullo spreco alimentare con il professore Segré, allora preside della facoltà di agraria dell'Università di Bologna, che parlava seduto sul carrello della spesa».
E in questa edizione?
«Gli strani incontri tra moda e letteratura con la blogger modenese Angela Pavese che si diverte a prendere in giro, anche con autoironia, il mondo della fashion. Inoltre l'incontro con la giornalista Federica Angeli che arriva da noi sotto scorta, per le sue inchieste contro la mafia. E quello dedicato alle vicende editoriali e non solo del Corriere dei Piccoli durante la prima guerra mondiale».
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Parlavi di contaminazioni con la cultura basco-francese. Ma ce ne sono anche altre...
«Sì, sempre con la cultura francese, quando da noi c'è stata la nipote di Mitterand. E si continua quest'anno con la letteratura svizzera francofona rappresentata da scrittrici autorevoli, come la Chappuis e la Horn».
C'è anche il desiderio di allargare la rassegna ad editori stranieri?
«Sì. Si trattadi una cosa che mi solletica molto. Si tratta anche di stimolare l'interesse dei giovani per le lingue straniere. Penso che nel decennale della rassegna potrà esserci qualche novità in questa direzione».
L'editoria italiana come si pone rispetto a quella di altri paesi?
«Certamente all'estero si legge molto di più che in I'Italia, dove però si ha una crescita delle vendite. Buk è un termometro: se va bene a Modena, può essere una buona annata per l'editore».
L'editoria modenese gode buona salute?
«Alla nostra editoria va l'interesse del visitatore che viene da fuori, perché il modenese la conosce già. Sono pochi gli editori con un catalogo eterogeneo. Spesso c'è molta storia locale e si partecipa poco ad altre rassegne».
La partecipazione delle istituzioni a Buk è solo di conforto, o anche economica?
«L'unico finanziamento è finora solo quello della Fondazione Cassa di Risparmio e in parte della Bper Banca che ha sostenuto anche il mio film sui sette giovani campioni del nuoto italiano vittime, 50 anni fa, nella sciagura aerea a Brema, che sarà proiettato stasera alla Tenda di viale Molza. Per quello che riguarda il rapporto con il Comune stiamo partecipando al bando, come gli altri, per il sostegno economico. Ma lo sapremo solo dopo la manifestazione. Se diranno di no, saremo veramente in profondo rosso».
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