Gazzetta di Modena

al mattatoio di carpi

Rev Rev Rev: «La nostra musica scopre sonorità psichedeliche»

di Serena Fregni
Rev Rev Rev: «La nostra musica scopre sonorità psichedeliche»

CARPI. Dopo il successo internazionale del primo album, la band modenese dei Rev Rev Rev torna con un nuovo lavoro “Des Fleurs magiques bourdonnaient” che presenterà questa sera al Mattatoio per poi...

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CARPI. Dopo il successo internazionale del primo album, la band modenese dei Rev Rev Rev torna con un nuovo lavoro “Des Fleurs magiques bourdonnaient” che presenterà questa sera al Mattatoio per poi partire alla volta di un lungo tour europeo. Il chitarrista della band, Sebastian Lugli, ci svela qualche curiosità sull’album e sulle sonorità dei Rev Rev Rev.

«Diciamo che rispetto al disco precedente abbiamo introdotto delle sonorità, elementi di psichedelia che, un po’, si rifanno al reggae rock degli anni 60. Inoltre abbiamo introdotto questo nuovo strumento indiano, il tanpura e tra l'altro non è stato semplice trovare in Italia qualcuno che lo sapesse suonare ma alla fine abbiamo trovato Tatiana Scalercio che è bravissima. Il Tanpura va a creare effetti che tecnicamente si chiamano “battimenti” che producono un’interazione ipnotica tra le note e creano un'atmosfera particolare».

Stasera tra l’altro aprirete il tour in un locale storico per quanto riguarda la musica indipendente…

«Esatto, infatti ci fa molto piacere. Il Mattatoio è un locale che si è sempre distinto per la programmazione, i gruppi che mi piacciono di più passano da lì quindi siamo molto contenti di aprire il nostro tour in un posto del genere».

Voi lavorate molto all'estero dove siete apprezzati e il 12 marzo sarete al Cosmosis Festival a Manchester dove aprirete il live di grandi artisti come The Jesus and Mary Chain. È un bell'arrivo?

«Benissimo direi, ci sono veramente i miei gruppi preferiti quindi è una sensazione fantastica. Il bello è che dopo aver suonato noi non vediamo l'ora di andare a vedere i loro live quindi siamo davvero contentissimi di questo».

Molti hanno etichettato il vostro genere come shoegate, di cosa si tratta?

«Quello che inizialmente era chiamato così era legato all'uso di effetti, specialmente riverbero, l'idea di creare un “muro di suono”. Le sonorità sono molto ipnotiche e psichedeliche, erano anche gli anni dei revival psichedelici e quindi diciamo che le due cose sono molto legate».

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