Gazzetta di Modena

“Il gatto e la volpe” metafora della società al Teatro dei Segni

di Martina Stocco
“Il gatto e la volpe” metafora della società al Teatro dei Segni

Attrici e assistente alla regia spiegano domenica 21 febbraio alle 17, l’originale lettura del testo di Collodi e l’importanza della proiezione di illustrazioni animate a corredo della scena

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MODENA. Impossibile non conoscere “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi. Intere generazioni sono cresciute con il racconto del burattino nato dalle abili mani del falegname Geppetto. Oggi, domenica 21 febbraio, però il protagonista non sarà lui. La scena al Teatro dei Segni, infatti, sarà dominata da “Il Gatto e la Volpe”. Lo spettacolo inizierà alle 17 ed è prodotto dalla compagnia Teatro dei Venti. «Ci siamo chiesti “cosa fanno nel resto del tempo il Gatto e la Volpe?” - ha esordito Oksana Casolari, componente del gruppo - Abbiamo giocato poi con la fantasia. I due personaggi sono parte attiva della storia, da minori diventano i protagonisti».

Come nasce l'idea?

«Da una proposta di Stefano Tè - ha sottolineato Beatrice Pizzardo - dal suo desiderio di confrontarsi con il teatro per ragazzi».

Tuttavia non sarà uno spettacolo solo per ragazzi.

«No, andrà in scena una storia per tutti - ha spiegato Casolari - non è uno spettacolo che ammicca al bambino, ma sarà trasversale. Il Gatto e la Volpe sono grotteschi, caratterizzati dall'alternanza fra vari stati d'animo».

Altro elemento innovativo della rappresentazione è la forte presenza di immagini e video proiettati sulla scena, che introdurranno altri personaggi. Ad occuparsene Casolari e Pizzardo.

«Coprotagonista è la proiezione - ha raccontato Pizzardo - delle illustrazioni animate con musica e voce narrante alle spalle delle attrici. Non è un semplice svolgimento di immagini illustrate in sottofondo, ma fanno parte integrante dello spettacolo. Per i disegni siamo partiti con delle bozze da un brainstorming drammaturgico iniziale, poi, a mano a mano che nascevano le scene sono passata a disegnare a mano. Dopo aver scannerizzato le immagini le ho rielaborate con Photoshop mettendole in sequenza aggiungendo musica effetti sonori e le voci del narratore, del Grillo Parlante e della Fata (Alessandra Amerio). È stato un lavoro lungo, durato quasi un anno, ma molto stimolante e nuovo».

Com'è stata costruita la regia dello spettacolo?

«Io sono attrice teatrale - ha risposto Alessandra Amerio - è la prima volta che curo la regia di uno spettacolo. Questa esperienza è stata e continua ad essere un grande arricchimento. Le immagini proiettate, in stretta relazione con le attrici, oltre ad essere supporto scenografico, diventano proprio un altro attore in scena. Il percorso di creazione è stato uno stimolante e armonioso scambio di espressività diverse: improvvisazione teatrale, testo scritto e illustrazioni».

Come reagisce il pubblico?

«Lo spettacolo non è interattivo - ha raccontato Amerio - ma i bambini creano empatia con i protagonisti della storia e parlano con loro, li avvertono dei pericoli e danno suggerimenti sul da farsi. Avere un pubblico di bambini è una bella avventura, sempre nuova, è un pubblico molto sincero, e sentirlo partecipe e attento è una bella soddisfazione».

Che valori volete trasmettere con il vostro spettacolo?

«Il mondo che ruota attorno a Pinocchio può essere una metafora della nostra società - ha risposto Pizzardo - in cui i valori etici e morali sono vacillanti. La miseria della fame che i personaggi del Gatto e della Volpe vivono li porta a sfruttare e a raggirare il prossimo. Si è deciso di evitare ogni tipo di ammiccamento nei confronti del pubblico».

É importante il teatro oggi?

«È importante fare resistenza culturale - ha concluso Pizzardo - con ogni forma artistica. È importante perché è un lavoro: chi fa veramente questo mestiere sa quanta fatica, energia, determinazione, passione occorrano. Occorre rinnovarsi e connettersi, il più possibile, portare il teatro ovunque».

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